martedì 19 febbraio 2008

Il pedofilo recidivo: «Un raptus e l'ho stuprata» ma la madre disperata:"Non è stata violentata"

Le perizie mediche: un'aggressione bestiale

Il gip: «Trattamento farmacologico obbligatorio»

AGRIGENTO (18 febbraio) - «E' stato un raptus e l'ho violentata». Lo ha confessato al gip che lo interrogava, il pizzaiolo di Agrigento, Vincenzo Iacono, accusato di aver abusato di una bambina di 4 anni e arrestato venerdì notte dai carabinieri. L'interrogatorio è durato tre ore e mezza, e alla fine l'uomo ha ammesso di aver stuprato la bambina raccontando anche particolari che gli inquirenti definiscono «raccapriccianti». L'uomo resterà in isolamento in carcere per evitare che possa essere vittima di violenze da parte di altri detenuti. L'interrogatorio è stato effettuato nella casa circondariale di contrada Petrusa alla presenza del legale dell'indagato e del pm Adriano Scudieri. L'uomo, già condannato a 6 anni e 4 mesi per aver abusato in passato di tre sorelline di Aragona, era stato scarcerato nel marzo del 2005 per scadenza dei termini di custodia cautelare.La madre: mia figlia non è stata violentata«Mia figlia non è stata violentata. È stata soltanto molestata». La madre della bimba nega con forza anche di fronte all'evidenza delle perizie mediche, che parlano di una violenza «bestiale», e allastessa confessione dell'uomo. Quello della madre della bimba, che è separata e ha altri due figli, sembra il tentativo disperato di volere difendere a tutti i costi l'innocenza della piccola e, forse, anche il bisogno di esorcizzare i sensi di colpa. Il pizzaziolo e un lontano parente e la donna racconta di avergli creduto quando nel precedente processo si era proclamato innocente. «Mi aveva detto che tutte quelle accuse infamanti contro di lui erano false - spiega la donna - mi aveva giurato di essere stato assolto per insufficienza di prove. Io gli ho creduto, mi sono fidata. Adesso spero che resti a marcire in galera fino alla fine dei suoi giorni». Il padre della piccola attacca la magistratura: perché un uomo del genere era in libertà.Il gip: trattamento farmacologico obbligatorio. «I pedofili sono persone malate che dovrebbero essere sottoposte a trattamento farmacologico e a quelli che lo rifiutano dovrebbe essere allungata la custodia cautelare, fino a portarla a oltre due anni di carcere». E' questa proposta lanciata dal presidente dei gip di Agrigento, Luigi Patronaggio, commentando la vicenda del pizzaiolo di Agrigento. «Occorrerebbe trattare queste persone - aggiunge Patronaggio - come lo si fa per i tossicodipendenti, mettendoli sotto cura farmaceutica. Non penso alla castrazione chimica, ci sono altre vie di cura, ma a tutto ciò occorrerebbe pensare non solo quando scoppia il caso, e dunque si crea l'emergenza, ma a freddo, perché si tratta di reati gravissimi e di persone malate».
Osservatorio Minori: obbligo di cura per i pedofili. Certezza della pena e obbligo di cura per i pedofili. E' quanto chiede Antonino Napoli, vicepresidente e responsabile legale dell'Osservatorio dei diritti dei minori, presieduto dal sociologo Antonio Marziale, che propone la modifica dell'articolo 609 Nonies del codice penale. «Il nostro diritto penale sostanziale - evidenzia Napoli - non considera i reati sessuali, soprattutto contro i minori, come il frutto di turbe psichiche e, pertanto, non sono previste misure tese ad un trattamento sanitario. Quindi nessuna cura obbligatoria viene prevista per tali soggetti che, senza avere consapevolezza della loro devianza, potranno reiterare le condotte per cui sono stati puniti. In altri Paesi come la Gran Bretagna, la Danimarca, la Norvegia e gli Stati Uniti queste misure sono state già introdotte con efficaci risultati. Occorre che il Parlamento, nella prossima legislatura, intervenga. E' necessario imporre ai condannati per pedofilia un trattamento psicologico obbligatorio teso alla modifica del comportamento deviato per un periodo non inferiore alla durata della pena, una restrizione ai movimenti, di tenersi lontano da luoghi frequentati da bambini e non svolgere lavori che prevedano un contatto con essi per una durata non inferiore ad anni 5 dalla cessazione dell'esecuzione della pena, l'obbligo di tenere informati gli organi di polizia sulla loro residenza e sugli eventuali spostamenti per una durata non minore ad anni 5. Inoltre, serve un registro informatico, non pubblico ma accessibile alla polizia, in cui vengono inseriti i condannati per i predetti reati».
Il Messaggero 18 febbraio 2008

Nessun commento:

Sitemeter