mercoledì 26 marzo 2008

Turismo sessuale, prostituzione minorile: «Dormo sulla spiaggia, qui arrivano clienti»

Come cambiano le mete e le abitudini dei «predatori»

Josìa, dodicenne a Santo Domingo, dove la prostituzione è alla luce del sole


DAL NOSTRO INVIATO
SANTO DOMINGO (Repubblica Dominicana) — «La notte, quando non piove, dormo con gli altri sulla spiaggia, sotto le palme. Ogni tanto qualche turista ci avvicina nel buio. Che cosa vuole da noi? Rapporti orali, sexo por atrás». Josìa ha occhi verdi e capelli scoloriti dal sole, il sopracciglio tagliato da una cicatrice, «una manganellata della polizia », dice. Josìa vive sulle strade di Boca Chica, si porta indosso tutto ciò che possiede: un paio di pantaloncini da basket infilati sui jeans, una t-shirt lisa, in tasca una moneta da 25 pesos, meno di un dollaro. Josìa parla di sesso anale («por atrás») con l’indifferenza di chi nella vita ha già provato molto. Josìa ha 12 anni.

I Bimbi Sperduti di Santo Domingo dormono sulle sabbie immacolate di un’Isola- che-non-c’è: quella dei resort a 5 stelle e dei viaggi all inclusive, dove il ritmo del merengue scandisce giornate fatte di sole, mare e piña colada. Un’isola che esiste per i 4 milioni di stranieri che ogni anno sbarcano nei suoi aeroporti, ma non per gli 8,9 milioni di abitanti di un Paese che vanta l’11˚ posto nella classifica mondiale della disoccupazione, un Pil pro capite di 8.220 dollari (contro i 28.530 italiani), il 40% della popolazione di età inferiore ai 15 anni. I bambini vittime di sfruttamento sessuale sono almeno 35mila, chiunque può portarseli a letto per un pugno di dollari, dai 10 ai 30 dicono le stime. Per un turista, il prezzo di una cena. Per un dominicano, la paga di una settimana.

Sulla spiaggia di Las Terrenas, nel nord della penisola di Samanà, si sente parlare quasi solo italiano. Giovani coppie con figli, comitive di pensionati, villette immerse nel verde. Nessuno sembra far caso al turista sessantenne che amoreggia con due ragazzine, a mollo nell’acqua trasparente. Abbracci, carezze, baci appassionati. I costumi scollati rivelano seni inesistenti, i fianchi sono appena pronunciati. Non hanno più di 14 anni. A Boca Chica, nel sud del Paese, l’ora dello «struscio » scatta alle 7, quando il buio cala su sdraio e ombrelloni. Davanti ai pub di Calle Duarte sfrecciano i motorini. A bordo, turisti di mezza età che rallentano di fronte alle dodicenni in minigonna ferme sui marciapiedi. Niente bordelli in stile Bangkok: qui il mercato della carne avviene alla luce del sole, senza pudori o sensi di colpa; per il gruppo di trentenni romani alle prese con un cuba libre al bancone del bar, l’adolescente con le treccine che si lascia accarezzare le gambe con sguardo assente è solo un piacevole elemento d’arredo.

Del resto, l’all inclusive è la formula che, da queste parti, va per la maggiore. «I turisti valutano le opportunità: ci sono la barriera corallina, la Zona Coloniál (il centro storico di Santo Domingo, patrimonio dell’umanità, ndr)... e poi, perché no, si può fare sesso con minorenni», commenta amara Maria Elena Asuad, che per l’Unicef segue i progetti di contrasto allo sfruttamento sessuale dei minori nella Repubblica. «Quando si parla di questo problema, il focus è sempre sull’Asia. Ma oggi le rotte si sono spostate». Le nazionalità «sotto accusa»? Sempre quelle, in ogni angolo dell’isola: Italia, Germania, Francia, Canada. Qualche svizzero, pochi americani. Da Puerto Plata a Boca Chica, Punta Cana, Samanà: «Tutti i luoghi dove c’è una spiaggia e un intorno urbano sono a rischio», spiega Camilo Medina, della Fondación Azúcar. Nella sede scalcagnata dell’associazione, a Las Terrenas, gli scaffali sono carichi di fascicoli su casi di violenza a danno di minori; a farla da padroni sono i «turisti della seconda casa, che stanno qui 3-4 mesi, stabiliscono un rapporto di fiducia con la famiglia... Ma denunciarli è quasi impossibile: se la legge (la 136/2003) è buona, le politiche di attuazione sono inefficienti». Perché per un arresto servono le prove. E prima ancora, una denuncia. «Ma guardi che qui le ragazze si sviluppano presto — sbotta Nathalie, una francese sui 35 anni che a Las Terrenas gestisce un’agenzia turistica —, sono loro che si offrono ai turisti...». «Un ex diplomatico italiano —ricorda la Asuad— mi disse: meglio, così gli danno qualche soldo per mangiare, no?». In Calle del Carmen i bambini giocano nei canali di scolo, le strade sono fiumi di fango, le baracche si appoggiano esauste alle recinzioni di ville hollywoodiane. Una ragazzina in tacchi alti e hot pants candidi aspetta nel buio.

A Santo Domingo, le statistiche dicono che la clientela dei «baby prostituti» è in maggioranza nazionale. A Boca Chica, l’associazione Caminantes accoglie i niños de la calle fuggiti da un padre stupratore, una madre prostituta. «Ma qui vediamo uomini camminare per il barrio sventolando mazzette di euro, resort dove le turiste si portano in camera ragazzini di 14-16 anni — racconta la responsabile, Denisse Pichardo —. È inutile: lo straniero che viene qui lo fa per il sesso. Per i responsabili del settore, l’85% dei turisti sono famiglie; ma lo chieda ai dipendenti, cosa capita nelle stanze...». Quanto a quello, basta sfogliare le pagine del Listín Diario: «In un hotel di Boca Chica hanno scoperto un turista che realizzava pellicole porno con minori », ricorda il caporedattore Tomás Aquino Méndez. Dieci anni fa, stesso luogo, un italiano è stato ucciso da un 13enne che imbottiva di droga, filmando gli abusi. «Dopo sei anni di galera è venuto da noi. Completamente impazzito », dice Denisse.

Allo scalo internazionale Las Américas, chi sbarca è accolto da un cartello: «L’uso di minori per prostituzione e pedopornografia è punito con il carcere (fino a 10 anni) e multe (fino a un milione di pesos)». È uno dei risultati del lavoro della Commissione interistituzionale contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori (che riunisce governo e Ong, Unicef e Ilo, associazioni del turismo, polizia...). I fronti aperti sono molti, dalla campagna realizzata con Unicef, Ecpat e cooperazione italiana alle 9 «case di accoglienza » per minori a rischio, alle convenzioni con hotel e guide turistiche. Perché «l’abuso sessuale è un crimine. Ignorarlo pure», ricorda uno spot in tv. Alle 19.30, ai tavolini del Café Las Flores, in piena Zona Coloniál, un americano sui 65 anni, occhialini dorati e barba da Babbo Natale, circonda con un braccio la vita di una ragazzina di 14, forse 15 anni. Il flusso di turisti prosegue oltre, lo sguardo fisso sui negozietti di sigari e souvenir.

Gabriela Jacomella
Corriere della Sera 25 marzo 2008

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