sabato 5 gennaio 2008

Missionario in Uganda ingravida la figlia

Quello che sta accadendo nelle chiese di tutte le confessioni fa temere per il futuro dell'umanità. Si ha l'impressione che il clero, perduta ogni forma di inibizione, voglia rifarsi dell'astinenza sessuale che è stato costretto a subire per secoli.Un missionario che opera a Kempala, accusato di aver violentato e ingravidato la figlia ancora adolescente, si è difeso, sostenendo che si trattava di calunnie messe in giro da altri missionari gelosi della sua popolarità.Chiamata a testimoniare dai giudici del tribunale locale, la madre della vittima - riporta il Weekly Observer - ha dichiarato che sedici anni prima era stata ripetutamente violentata dallo stesso missionario e che da quel rapporto era nata una bambina.Il codice penale ugandese prevede pene molto severe per i reati attinenti al sesso. Punisce infatti con quattro anni di reclusione la violenza carnale e con sette anni l'incesto, che però si trasformano in ergastolo nei casi in cui l'abuso sessuale sulla figlia o altra congiunta stretta si compie quando la vittima non ha raggiunto ancora i diciotto anni di età. Il missionario ha rigettato l'accusa, ma la figlia l'ha confermata nel corso di un'intervista concessa a un quotidiano locale davanti a un pubblico inorridito, mentre gli intervistatori hanno rinfacciato al pedofilo incestuoso di aver letto due documenti a sua firma nei quali riconosce di aver violentato sua figlia e di essere il padre naturale del frutto della violenza. Il turpe figuro era stato denunciato all'autorità giudiziaria da una organizzazione per i diritti umani di Kampala.Fino a questo momento il tribunale adìto non ha dato inizio a nessuna azione, in quanto il crimine di cui si è macchiato il missionario era stato commesso in un'altra contea.E' oramai convinzione comune che, dopo aver perduto ogni credibilità, il clero si ritroverà a guidare un gregge sempre più piccolo e smarrito.
Fonte trotzky - antiglob@yahoo.it

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