Dal sito: www.bambinicoraggiosi.com
di Roberta Lerici
Perché il caso di Rignano Flaminio è diventato, suo malgrado, un caso mediatico. Il destino del caso Rignano, infatti, doveva seguire quelli di Cogne (a cui spesso viene associato solo per la “mediaticità”), oppure di Erba, Garlasco e Perugia. E allora qual è la differenza rispetto agli altri casi? Che qui le vittime sono vive e parlano, anche se sono piccole e non sanno esprimersi ancora bene.
E poi che su Rignano si è scatenato un alluvione di opinioni. Tutti, ma proprio tutti, si sono sentiti in dovere di dire la loro. Dall'intellettuale al giornalista politico, dal direttore di testata allo psicologo, dalla moglie del calciatore al deputato, dal professore universitario al criminologo, dalle associazioni antipedofilia agli avvocati. E quale è stato il prodotto di tutto questo grande parlare, di tutta questa profusione di opinioni: Il libro di Cerasa.” Ho visto l’uomo nero” è infatti la sintesi di tutto ciò che non si dovrebbe fare quando si ha a che fare con un’indagine delicata, complessa, articolata e che, soprattutto, riguarda i bambini, la parte più indifesa della società.In questa bolgia di opinioni raramente sensate, in cui ognuno ha cercato di dire qualcosa in più dell’altro, di trovare il particolare non ancora sviscerato, l’angolo buio non ancora illuminato, Cerasa ha voluto strafare indicando anche i nomi di battesimo dei genitori, non lo aveva fatto nessuno. Ha sbandierato il suo essere oggettivo, confezionando un prodotto fazioso nel suo prendere in giro l'intero caso fingendo di analizzarlo dall'interno. Ha screditato i protagonisti di una tragedia, con il suo ridicolizzare il taglio di capelli di alcuni o l’abbigliamento di altri. Ha confezionato un finto libro-inchiesta, senza nemmeno sapere dov’era la presa della tastiera per cominciare a scriverlo. Un libro pieno di cose non vere camuffate da fatti, un libro che descrive minuziosamente anche le strade per raggiungere chi, inconsapevolmente, gli ha aperto la porta quando si presentava come giornalista del Foglio in cerca di interviste. Ci sono state centinaia di giornalisti a Rignano, per quasi due mesi, ma la scorrettezza di Cerasa è stata unica. Ritirando il libro dal mercato si è affermato il principio che non si può, in nome di un supposto “dovere di cronaca”, passare sopra chiunque, calpestando i diritti fondamentali delle persone e soprattutto dei bambini che non possono difendersi.Ce ne sono state tante di violazioni dei diritti dei bambini nel caso Rignano ed è giunto il momento di smetterla. Una mostra di pittura, pochi giorni fa ha ospitato al suo interno un convegno sull’abuso dei minori. Nel comunicato stampa lo si pubblicizzava più o meno così: “….per spiegare come sia difficile distinguere i veri abusi da quelli falsi, verranno mostrati i disegni dei bambini di Rignano Flaminio”. E’ lecito arrivare a questo?La magistratura stabilirà chi siano i colpevoli degli orrori di Rignano Flaminio, ed è l’unica ad averne titolo. I giornalisti non possono e non devono emettere sentenze. Questo becero tipo di giornalismo non può essere di aiuto a nessuno. I vecchi giornalisti della cronaca giudiziaria, seri e scrupolosi, oggi non esistono più, o almeno non si sono manifestati nel caso Rignano. Qui, oltre a tanti bravissimi professionisti, sono arrivati degli improvvisati giornalisti-detective che hanno avuto la presunzione di “cercare una verità oggettiva” al di là della magistratura, dei fatti e delle vittime. La moderna “caccia alle streghe” come la chiama l’editore Castelvecchi nella presentazione del libro sul suo catalogo, l’hanno inventata i giornalisti di bassa levatura. A Rignano la magistratura sta dando la caccia ai pedofili, perché purtroppo, qui alle streghe tutti hanno smesso di crederci da più di un anno. E, in un certo senso, la consapevolezza di essere stati traditi da un tuo simile, è drammaticamente più difficile da accettare che incolpare una immateriale e fantomatica strega.
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martedì 11 dicembre 2007
PEDOFILIA: PALERMO, INVALIDO SETTANTENNE CONDANNATO A 13 ANNI
AGI) - Palermo, 11 dic. - Un invalido di settant'anni, Salvatore Marcellino, di Bolognetta (Palermo), e' stato condannato a tredici anni di carcere con l'accusa di avere violentato due ragazzine che aveva avuto in affido temporaneo. L'uomo, che e' privo di un braccio, avrebbe abusato prima di una bambina, negli anni '90, e nel 2000 di una ragazzina di 15 anni: entrambe non vivono piu' da tempo con lui e si sono trasferite nel Nord d'Italia. La sentenza e' della seconda sezione del Tribunale di Palermo, che ha accolto integralmente la richiesta del pm Alessia Sinatra. Marcellino si trova attualmente in liberta': nel corso del dibattimento, che si e' svolto a porte aperte, ha sempre respinto le accuse. (AGI)
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Pedofilia in rete:cinque anni a uno psicologo
Acquisì immagini pornografiche con bambini.Lui si giustifica: "Lo facevo per motivi di studio"
a. r.
Uno psicologo di 61 anni, Sergio Angileri, è stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione (tre sono cancellati dall´indulto), per detenzione continuata di materiale pedopornografico. Il pm aveva chiesto una condanna più lieve, a quattro anni e sei mesi. La sentenza, emessa a conclusione del rito abbreviato, prevede anche l´interdizione dalla professione di psicologo e da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado. Il gup Marina Petruzzella ha ritenuto l´imputato socialmente pericoloso e gli ha imposto, una volta scontata la pena, la libertà vigilata. Lo psicoterapeuta, che ha uno studio in via Leonardo da Vinci, si era difeso motivando un interesse mosso da scopi unicamente professionali e sostenendo che la navigazione attraverso i siti "incriminati" era stata compiuta per motivi di studio. L´imputato era finito sotto indagine nel 2003 per l´acquisto ripetuto, in maniera definita «seriale, maniacale», di materiale pedopornografico su Internet sin dal 2000. Per centinaia di volte il professionista avrebbe adoperato la sua carta di credito per acquistare foto pornografiche con al centro atti sessuali su neonati, anche di pochi mesi, e su bambini. La frequentazione reiterata dei siti per pedofili sarebbe emersa dai riscontri fatti dalla polizia postale. Nella sua abitazione è stato sequestrato materiale informatico in abbondanza, e la perizia disposta dal giudice ha confermato l´acquisto e la navigazione in siti pedopornografici.Nonostante la difesa di Angileri, il pm ha definito preoccupante che il reato fosse commesso da uno psicologo, ovvero da un professionista che dovrebbe anche curare pazienti malati di pedofilia. Una condanna pesante, quella del giudice Petruzzella, perché è stato ritenuto che l´imputato abbia avuto continuamente - si parla di «migliaia di volte» - accesso a Internet.Di fronte alla perizia tecnica, condotta dall´esperto nominato dal giudice, Marcello La Bella, ritenuto un´autorità in materia, l´imputato ha inserito in sua difesa, tra gli atti del processo, un articolo pubblicato su una rivista nel 2005. Si tratta di un servizio in cui si afferma che, se tanta gente usufruisce di questo tipo di materiale, bisogna, piuttosto che scandalizzarsi, comprendere il fenomeno.È un reato introdotto di recente, quello dell´acquisizione di materiale pedopornografico, ma ritenuto ormai tra i più gravi, di rilevanza mondiale, e che coinvolge anche bambini ignari davanti al computer. Oltre all´acquisto, per il quale Angileri è finito sotto processo, i magistrati hanno scoperto una serie di foto, a sfondo erotico, scattate a una bambina. Lo psicologo si è difeso negando che le foto fossero pornografiche.
(11 dicembre 2007)
L'espresso Local
a. r.
Uno psicologo di 61 anni, Sergio Angileri, è stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione (tre sono cancellati dall´indulto), per detenzione continuata di materiale pedopornografico. Il pm aveva chiesto una condanna più lieve, a quattro anni e sei mesi. La sentenza, emessa a conclusione del rito abbreviato, prevede anche l´interdizione dalla professione di psicologo e da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado. Il gup Marina Petruzzella ha ritenuto l´imputato socialmente pericoloso e gli ha imposto, una volta scontata la pena, la libertà vigilata. Lo psicoterapeuta, che ha uno studio in via Leonardo da Vinci, si era difeso motivando un interesse mosso da scopi unicamente professionali e sostenendo che la navigazione attraverso i siti "incriminati" era stata compiuta per motivi di studio. L´imputato era finito sotto indagine nel 2003 per l´acquisto ripetuto, in maniera definita «seriale, maniacale», di materiale pedopornografico su Internet sin dal 2000. Per centinaia di volte il professionista avrebbe adoperato la sua carta di credito per acquistare foto pornografiche con al centro atti sessuali su neonati, anche di pochi mesi, e su bambini. La frequentazione reiterata dei siti per pedofili sarebbe emersa dai riscontri fatti dalla polizia postale. Nella sua abitazione è stato sequestrato materiale informatico in abbondanza, e la perizia disposta dal giudice ha confermato l´acquisto e la navigazione in siti pedopornografici.Nonostante la difesa di Angileri, il pm ha definito preoccupante che il reato fosse commesso da uno psicologo, ovvero da un professionista che dovrebbe anche curare pazienti malati di pedofilia. Una condanna pesante, quella del giudice Petruzzella, perché è stato ritenuto che l´imputato abbia avuto continuamente - si parla di «migliaia di volte» - accesso a Internet.Di fronte alla perizia tecnica, condotta dall´esperto nominato dal giudice, Marcello La Bella, ritenuto un´autorità in materia, l´imputato ha inserito in sua difesa, tra gli atti del processo, un articolo pubblicato su una rivista nel 2005. Si tratta di un servizio in cui si afferma che, se tanta gente usufruisce di questo tipo di materiale, bisogna, piuttosto che scandalizzarsi, comprendere il fenomeno.È un reato introdotto di recente, quello dell´acquisizione di materiale pedopornografico, ma ritenuto ormai tra i più gravi, di rilevanza mondiale, e che coinvolge anche bambini ignari davanti al computer. Oltre all´acquisto, per il quale Angileri è finito sotto processo, i magistrati hanno scoperto una serie di foto, a sfondo erotico, scattate a una bambina. Lo psicologo si è difeso negando che le foto fossero pornografiche.
(11 dicembre 2007)
L'espresso Local
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Pedofilia Genova: sessantenne indagato
Genova
PEDOFILIA: SESSANTENNE INDAGATO A GENOVA
(AGI) - Genova, 10 dic. - Un sessantenne genovese e' stato indagato dalla procura di Genova per pedofilia e possesso di materiale pedopornografico. I carabinieri lo hanno sorpreso ieri pomeriggio nella sua abitazione mentre stava consumando un rapporto sessuale con un ragazzo di sedici anni. Nei successivi controlli effettuati nella sua abitazione i militari hanno trovato materiale pedopornografico. Un computer contenente materiale fotografico e video e' stato sequestrato. Ulteriori indagini sono in corso per stabilire se abbia approfittato di altri minori. (AGI)
PEDOFILIA: SESSANTENNE INDAGATO A GENOVA
(AGI) - Genova, 10 dic. - Un sessantenne genovese e' stato indagato dalla procura di Genova per pedofilia e possesso di materiale pedopornografico. I carabinieri lo hanno sorpreso ieri pomeriggio nella sua abitazione mentre stava consumando un rapporto sessuale con un ragazzo di sedici anni. Nei successivi controlli effettuati nella sua abitazione i militari hanno trovato materiale pedopornografico. Un computer contenente materiale fotografico e video e' stato sequestrato. Ulteriori indagini sono in corso per stabilire se abbia approfittato di altri minori. (AGI)
Losanna: 18 mesi con la condizionale per pedofilia su internet
10.12.07 15:32
Il vodese dovrà inoltre sottoporsi ad una cura psichiatrica e pagare una multa di 10'000 franchi.
Un vodese di 53 anni è stato condannato oggi a 18 mesi di carcere con la sospensione condizionale per aver scambiato su internet, sull'arco di pochi mesi, migliaia di files a carattere pedofilo. Il suo arresto nel giugno 2006 aveva permesso di identificare altri 101 amatori di questo genere. Il vodese dovrà inoltre sottoporsi ad una cura psichiatrica e pagare una multa di 10'000 franchi.
Il vodese dovrà inoltre sottoporsi ad una cura psichiatrica e pagare una multa di 10'000 franchi.
Un vodese di 53 anni è stato condannato oggi a 18 mesi di carcere con la sospensione condizionale per aver scambiato su internet, sull'arco di pochi mesi, migliaia di files a carattere pedofilo. Il suo arresto nel giugno 2006 aveva permesso di identificare altri 101 amatori di questo genere. Il vodese dovrà inoltre sottoporsi ad una cura psichiatrica e pagare una multa di 10'000 franchi.
Monsignor Tommaso Stenico: intervista 4/10/07
Monsignor Stenico si difende.http://www.ladige.it/news/a_portale_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=3587
L'Adige, 4 ottobre,2007
Il sacerdote sostiene che si era improvvisato indagatore per scoprire chi vuol far del male alla Chiesa. E' invece finito per essere indagato. Gli credete?
Ecco il Video de La 7
Non si nasconde, non stacca il cellulare, non si sottrae alle domande che gli arrivano da tutta Italia e non nega di essere il protagonista dell'incontro filmato di nascosto dall'emittente televisiva «La7». Sostiene che lui, improvvisatosi indagatore per scoprire chi vuol far del male alla Chiesa, è finito per essere indagato. E si dice pronto a portare «questa croce». Ieri sera, alle 18.45, siamo riusciti a contattare telefonicamente monsignor Tommaso Stenico, spiegando che ci stiamo interessando alla vicenda viste le sue origini trentine. «Potete fare anche a meno. Non c'è niente di cui occuparsi. Leggete le agenzie, dovrebbero riportare una mia nota. È tutto il giorno che rispondo, ne ho abbastanza». Monsignor Stenico, secondo le agenzie lei sostiene di aver cercato contatti in internet per compiere una ricerca sul problema dell'omosessualità fra i preti. È così? «Certo, quanto è accaduto l'ho costruito io ad arte, quasi come un cavallo di Troia. Non potevo pensare di essere io stesso puntato da altri. È facile dedurre come dietro questa vicenda ci sia qualcosa di progettato, di programmato. Prima o poi lo scoprirò, la cosa non passerà così liscia». Conferma quindi di essere il protagonista del video trasmesso da «Exit», la trasmissione di La7? «Sì. Sono stato un grande ingenuo, forse ho peccato di superficialità. Il ragazzo di La7 è veramente entrato nel mio studio, il personaggio ripreso sono io. Non contesto le riprese e le evidenze, è tutto vero. Ma io non sono gay, anzi ho dovuto difendermi da ben altre insinuazioni per la mia prestanza fisica». Perché ha accettato di incontrare questo ragazzo? «Volevo scrivere un libro, una ricerca sul problema dell'omosessualità tra i preti. Oggi il demonio sta entrando nella Chiesa e lasciano solo il Papa. Dunque mi sono messo su Internet e ho cercato siti gay, ho contattato quel ragazzo ed è venuto da me». Quando è accaduto? «Sarà stato in luglio, ora non ricordo, ma non di domenica. Fatto sta che la televisione ha carpito la mia buona fede: in sostanza era solo un esperimento, uno studio sul tema, e io sono caduto, ma spiegherò tutto ai miei superiori». Quali sono le motivazioni alla base della sua ricerca? «Volevo capire il perché di questo male ai danni della Chiesa, perché i preti vengono presi di mira. È stata una grande disgrazia. Mai avrei pensato di vedermi a mia volta sfruttato e ricattato». Chi la ricatta? «Non lo so, ma lo scoprirò». Non aveva la percezione di essere filmato? «Se lei va al mercato, non pensa di venir filmato. Ecco, nemmeno io ho avuto alcun sospetto sulla presenza della telecamera. Le dirò di più. Non conosco il programma che ha trasmesso il video e non ho ancora visto la cassetta, né mi interessa. Quello che hanno dato in televisione non lo so. Certo mi hanno trattato come carne da macello ma la cosa non mi appartiene. Quello non sono io che adesca qualcuno, ma sono io a essere adescato mentre andavo alla ricerca di perché». Era il primo incontro del genere o ne aveva avuti altri in precedenza? «Avevo appena cominciato lo studio sul fenomeno». Perché avrebbero voluto screditarla? «Per sferrare un forte attacco alla Chiesa e al papa. È un fatto che si avverte, un fenomeno strisciante. Guardate quanto sta accadendo a don Gelmini. Questi episodi non nascono per caso. C'è qualcosa che non funziona. Io non sono nessuno. Sono culturalmente curioso e se posso fare del bene alla Chiesa, lo faccio». L'idea della ricerca era sua o condivisa con altri? «Era una mia iniziativa autonoma. Non ho coinvolto nessuno. Io sono uno psicologo e trattando casi di psicanalisi sono risalito al fatto che probabilmente c'è un disegno ad arte per colpire soprattutto i preti». Non avrebbe dovuto informare del fatto i suoi superiori? «Forse sì, ho peccato in questo. Ma non ho fatto nulla di male, tant'è che sono stato io a mandare via il ragazzo». Lei è stato sospeso dai suoi incarichi in Vaticano. «Era logico per la Santa Sede e mi pare che sia giusto. In qualsiasi ente mentre è in corso un'indagine sei pregato di rimanere a casa per accertare la verità. Ho presentato una memoria informativa. Sono in ottimi rapporti con i miei superiori e loro sono in ottimi rapporti con me. Comunque questo è uno scherzo che non si deve fare a nessun cane sulla terra». Ha intenzione di denunciare La7? «Mi riservo di riflettere e di consigliarmi con qualcuno. Ora devo trovare soltanto il tempo di stare un attimo sotto la croce. Senza che questa fosse la mia volontà». Al di là del suo caso, ritiene che vi siano casi di preti omosessuali? « Intelligenti pauca (a chi capisce bastano poche parole, ndr). Mi sono messo a indagare di mia iniziativa. Amo la Chiesa e voglio nel mio piccolo difenderla. E, come il papa, voglio pulizia nella Chiesa. In questo evidentemente lei ha già la mia risposta. Un'ultima cosa». Prego. «Non mi ammazzi». L'abbiamo cercata proprio per riportare la sua versione. «Da trentino mi tratti bene».
L'Adige Guido Pasqualini
domenica 9 dicembre 2007
Bidello fotografa bambini in bagno
Ansa - Sab - TRENTO, 8 DIC -
Con il cellulare scattava fotografie ai bambini nel bagno della scuola elementare di Trento un bidello assunto con un contratto a termine. L'uomo, un 40enne di Trento, e' stato scoperto dalla polizia che in una perquisizione nella sua casa avrebbe trovato immagini pedopornografiche. La procura di Trento lo ha iscritto nel registro degli indagati. Per lui ancora nessun provvedimento, anche perche' ha concluso proprio ieri il periodo di lavoro nella scuola
Con il cellulare scattava fotografie ai bambini nel bagno della scuola elementare di Trento un bidello assunto con un contratto a termine. L'uomo, un 40enne di Trento, e' stato scoperto dalla polizia che in una perquisizione nella sua casa avrebbe trovato immagini pedopornografiche. La procura di Trento lo ha iscritto nel registro degli indagati. Per lui ancora nessun provvedimento, anche perche' ha concluso proprio ieri il periodo di lavoro nella scuola
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