di Barbara Marino/ 15/12/2007
Il missionario trentino don Sandro De Pretis, da più di 40 giorni agli arresti senza un’accusa precisa Gibuti. La magistratura locale parla di pedofilia: per la Chiesa "è ridicolo". Attivate le diplomazie della Farnesina e della Segreteria di Stato.
È in carcere dal 28 ottobre don Sandro De Pretis, 52 anni, dal 1993 sacerdote della diocesi di Trento, missionario nel Gibuti, piccolo stato africano del corno d’Africa. Rischia l’espulsione. "Per la prima volta nella mia vita sono per così dire senza difesa, senza possibilità di agire, radicalmente ‘povero’ e privato della libertà. Ora porto una croce molto pesante e posso solamente aver fiducia in Dio affinché non duri troppo a lungo. Spero possa risultarne un frutto spirituale per me e per altre persone".È un passaggio forte della lettera che don Sandro De Pretis ha inviato, in francese, alla redazione di Vita trentina, dal carcere di Gadobe nei pressi di Gibuti, dove è agli arresti dal 28 ottobre scorso, senza alcuna accusa precisa formalizzata nei suoi confronti: "Tecnicamente, una detenzione preventiva in attesa di giudizio", scrive don Sandro stesso nella sua sofferta lettera. "Da qualche anno io vengo regolarmente alla prigione per visitare i detenuti. Ora è il mio turno di avere delle visite …". Stempera la tensione di 40 giorni di reclusione don Sandro.È destinata a tutti gli amici che "pregano per me" la lettera di don Sandro De Pretis da Gadobe, rinchiuso da solo in una parte del carcere che - nonostante il peso dell’isolamento - egli riesce a valutare come una forma di trattamento di riguardo", perché "gli altri prigionieri devono invece condividere lo stesso locale". "Non so quali erano i sentimenti di San Paolo in prigione - scrive il missionario trentino - ma i miei pensieri sono dominati dall’impressione di quanto sia strano vivere in questa situazione". Sveglia alle 6, visita delle guardie alle 7, la possibilità di qualche visita alle 11 (talvolta lo stesso vescovo Bertin o le suore che - annota don Sandro - "mi procurano il cibo e le bevande"), fino al buio delle 18, quando si corica per non accendere la luce al neon che attira le zanzare. "Io non so come potrei far fronte a questa situazione senza la fede in Dio - continua don Sandro, accennando alla sua lettura dei Salmi - senza la preghiera, senza la coscienza di essere sostenuto dalla preghiera delle altre persone e dall’affetto di quanti mi conoscono. Infine, mi sostiene la coscienza di essere innocente riguardo a tutte le accuse per le quali sono stato portato in prigione". "Nello stesso tempo - precisa - la croce prende un rilievo più profondo".Al momento, le condizioni fisiche e psicologiche di don Sandro non destano preoccupazione. È sì in isolamento (ma questo provvedimento è stato preso a sua tutela), ogni giorno riceve la visita delle suore, che gli portano i pasti. Anche il vescovo del Gibuti, il padovano mons. Giorgio Bertin e i funzionari del Consolato italiano, non appena possono lo vanno a trovare. Sino ad oggi hanno trovato porte aperte e disponibilità.
sabato 15 dicembre 2007
venerdì 14 dicembre 2007
Ma i pedofili non guariscono
ALESSANDRO CALDERONI
Lo afferma lo psicologo che cura, fra gli altri, anche i preti che abusano di minorenni. Per questo, spiega, non è prudente lasciarli al loro incarico. Amezzo chilometro dalla Basilica di San Pietro, in Vaticano, lavora un professionista che conosce i più cupi segreti di alcuni membri del clero. Non è un confessore ma un clinico. Poco meno di sessant’anni, origini pugliesi, uomo di scienza prima che uomo di fede, Aureliano Pacciolla insegna psicologia della personalità alla Lumsa ed è psicoterapeuta orientato verso l’ipnosi e il cognitivismo. Dirige la collana Psicologia e interdisciplinarità dell’editore Laurus Robuffo ed è consulente tecnico del tribunale di Roma e della Sacra rota. Il suo campo d’azione specifico riguarda l’abuso sessuale: in particolare l’abuso su minorenni e la pedofilia.
In qualità di terapeuta tenta il recupero di pazienti che si sono macchiati di questi reati anche all’interno del clero. In veste di studioso e ricercatore, è chiamato a tenere corsi di aggiornamento per superiori del clero, su questi temi. «Il primo caso di cui mi sono occupato riguardava un laico e mi ha insegnato che riconoscere un pedofilo non è cosa semplice, anche se sei un esperto» spiega Pacciolla. «Bruno aveva 35 anni e veniva da me per curare i suoi stati d’ansia dovuti alla separazione dalla moglie e alla disoccupazione. Dopo 2 anni di trattamento, di punto in bianco, mi rivelò che molto tempo prima aveva abusato di sua figlia, quando lei aveva 4 anni. La toccava mentre dormiva». Come andò a finire? La ragazza a 16 anni soffriva di stati dissociativi che non le permettevano di studiare con profitto. Il padre sparì poco dopo avermi rivelato il suo segreto. Quando vide il primo pedofilo in abito talare? Era il 1995 e mi trovavo fuori Roma. Un viceparroco di 29 anni trovò un pretesto per avvicinarmi e mi confidò che allenava la squadra di calcio dell’oratorio e al termine delle partite si improvvisava massaggiatore per toccare i bambini di 8-9 anni. Dopo il racconto, non si fece più vivo. Ricordo anche il caso di un frate straniero 55enne: da un lato aveva un’autentica ossessione per l’orario delle messe e per alcune sequenze di preghiere; dall’altro metteva in pratica fantasie masturbatorie con bambini, con la scusa che «anche loro sorridevano. Messo di fronte al fatto che un bambino non può scegliere liberamente di partecipare a un atto sessuale, dopo tre sedute si volatilizzò pure lui. In entrambi i casi segnalai i soggetti al vescovo di riferimento e all’autorità giudiziaria. Lei denuncia i suoi pazienti? L’obbligo di referto prevale sul segreto professionale quando è a rischio un bene comune. Poiché arrestare le tendenze pedofile di un soggetto è impossibile, occorre impedirgli di delinquere ulteriormente. Le sue segnalazioni hanno sempre effetto? Intervenni ripetutamente contro un prete che aveva abusato di sette adolescenti e pretendeva addirittura di farsi nominare superiore. Non finì in galera ma restò al suo posto. A poco a poco le famiglie coinvolte ritirarono le denunce e il caso si spense. Ma di certo quel frate non è guarito. Un pedofilo è incurabile? Curabile ma inguaribile, a mio parere. Primo, è veramente difficile che un pedofilo venga a chiedere aiuto da solo: arriva in terapia per altri disturbi o se viene implicato in vicende giudiziarie. Secondo, un pedofilo non riconosce la propria inclinazione, oppure non ritiene che abbia una connotazione negativa. Terzo, trattandosi di una preferenza sessuale, è pressoché impossibile variarla clinicamente. Quarto, messo davanti ai dati di fatto, in poche sedute il pedofilo abbandona il trattamento. Cosa pensa dell’ipotesi di castrazione chimica? Elimina solo l’erezione ma il pedofilo resta tale e sfoga le proprie pulsioni con altre parti del corpo, anche con maggiore veemenza a causa della frustrazione. Come si interviene allora su un paziente affetto da pedofilia? Somministrandogli antidepressivi Ssri a basso dosaggio lo si rende più permeabile al colloquio psicoterapeutico. In quella sede è possibile abituarlo a riconoscere in anticipo le immagini mentali che lo portano all’eccitazione, aumentando quindi le sue possibilità di autocontrollo. Ma anche quando il soggetto è collaborativo resta come un vulcano spento che può esplodere improvvisamente. Per questa ragione non credo sia prudente che i sacerdoti pedofili tornino ai loro incarichi. Il Vaticano cosa le dice? Personalmente non ho mai subito alcuna censura, anche se so che in non pochi casi è stata messa in atto una vera e propria «cover up policy» da parte di soggetti ecclesiastici. Non sempre le autorità ecclesiastiche hanno collaborato con le indagini delle autorità giudiziarie. Ora sembra che vi sia maggiore disponibilità, ma le resistenze sono ancora eccessive. In tribunale i casi di pedofilia in seno al clero sono sempre più frequenti. Il fenomeno è in crescita? È solo una questione di visibilità. Il clero dei paesi anglosassoni ha una maggiore percentuale di casi di pedofilia conclamata perché i loro sistemi giudiziari vantano certezza e immediatezza della pena. Al contrario, dove la pena è solo probabile e lontana nel tempo, la denuncia diventa una fonte di stress per la vittima e i suoi familiari. Alcuni poi ritengono che nelle culture latine, a prevalenza cattolica, sia più facile per la Chiesa tenere nascosta un’infamia. Ci sono differenze tra pedofili laici ed ecclesiastici? No. Le cause sono comuni: traumi subiti in infanzia o desiderio di provare nuove esperienze. Per tutti e due la pedofilia può essere una patologia, se la tendenza è stabile nel tempo, o soltanto un reato, per il quale basta un unico atto sessuale. Chi è la vittima tipo del prete pedofilo? I sacerdoti abusanti di orientamento eterosessuale molestano di solito le fedeli adulte e, meno frequentemente, suore e bambine. I sacerdoti pedofili con orientamento omosessuale, invece, statisticamente prediligono i bambini, specialmente prepuberi. Cosa succede a questi bambini quando diventano grandi? Difficile dirlo. Molti accusano un grave disturbo di personalità, detto borderline. Spesso i maschi esternalizzano la sofferenza diventando a loro volta abusanti, mentre le femmine soffrono in modo più intimo. Si è mai lasciato sopraffare dall’orrore di un racconto? Non posso dimenticare la storia di un quarantenne che dopo aver abusato della figlia primogenita, ormai diciassettenne, si era dedicato ai due gemelli secondogeniti, dodicenni: un maschio e una femmina. Violentava entrambi e, quando la bimba rimase incinta, la portò ad abortire firmando perché uscisse in anticipo dall’ospedale per poterla subito violentare di nuovo. Al termine dell’incidente probatorio andai nel bagno del tribunale a piangere.
Panorama n. 50 dicembre 2007
Fonte:http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/83
Lo afferma lo psicologo che cura, fra gli altri, anche i preti che abusano di minorenni. Per questo, spiega, non è prudente lasciarli al loro incarico. Amezzo chilometro dalla Basilica di San Pietro, in Vaticano, lavora un professionista che conosce i più cupi segreti di alcuni membri del clero. Non è un confessore ma un clinico. Poco meno di sessant’anni, origini pugliesi, uomo di scienza prima che uomo di fede, Aureliano Pacciolla insegna psicologia della personalità alla Lumsa ed è psicoterapeuta orientato verso l’ipnosi e il cognitivismo. Dirige la collana Psicologia e interdisciplinarità dell’editore Laurus Robuffo ed è consulente tecnico del tribunale di Roma e della Sacra rota. Il suo campo d’azione specifico riguarda l’abuso sessuale: in particolare l’abuso su minorenni e la pedofilia.
In qualità di terapeuta tenta il recupero di pazienti che si sono macchiati di questi reati anche all’interno del clero. In veste di studioso e ricercatore, è chiamato a tenere corsi di aggiornamento per superiori del clero, su questi temi. «Il primo caso di cui mi sono occupato riguardava un laico e mi ha insegnato che riconoscere un pedofilo non è cosa semplice, anche se sei un esperto» spiega Pacciolla. «Bruno aveva 35 anni e veniva da me per curare i suoi stati d’ansia dovuti alla separazione dalla moglie e alla disoccupazione. Dopo 2 anni di trattamento, di punto in bianco, mi rivelò che molto tempo prima aveva abusato di sua figlia, quando lei aveva 4 anni. La toccava mentre dormiva». Come andò a finire? La ragazza a 16 anni soffriva di stati dissociativi che non le permettevano di studiare con profitto. Il padre sparì poco dopo avermi rivelato il suo segreto. Quando vide il primo pedofilo in abito talare? Era il 1995 e mi trovavo fuori Roma. Un viceparroco di 29 anni trovò un pretesto per avvicinarmi e mi confidò che allenava la squadra di calcio dell’oratorio e al termine delle partite si improvvisava massaggiatore per toccare i bambini di 8-9 anni. Dopo il racconto, non si fece più vivo. Ricordo anche il caso di un frate straniero 55enne: da un lato aveva un’autentica ossessione per l’orario delle messe e per alcune sequenze di preghiere; dall’altro metteva in pratica fantasie masturbatorie con bambini, con la scusa che «anche loro sorridevano. Messo di fronte al fatto che un bambino non può scegliere liberamente di partecipare a un atto sessuale, dopo tre sedute si volatilizzò pure lui. In entrambi i casi segnalai i soggetti al vescovo di riferimento e all’autorità giudiziaria. Lei denuncia i suoi pazienti? L’obbligo di referto prevale sul segreto professionale quando è a rischio un bene comune. Poiché arrestare le tendenze pedofile di un soggetto è impossibile, occorre impedirgli di delinquere ulteriormente. Le sue segnalazioni hanno sempre effetto? Intervenni ripetutamente contro un prete che aveva abusato di sette adolescenti e pretendeva addirittura di farsi nominare superiore. Non finì in galera ma restò al suo posto. A poco a poco le famiglie coinvolte ritirarono le denunce e il caso si spense. Ma di certo quel frate non è guarito. Un pedofilo è incurabile? Curabile ma inguaribile, a mio parere. Primo, è veramente difficile che un pedofilo venga a chiedere aiuto da solo: arriva in terapia per altri disturbi o se viene implicato in vicende giudiziarie. Secondo, un pedofilo non riconosce la propria inclinazione, oppure non ritiene che abbia una connotazione negativa. Terzo, trattandosi di una preferenza sessuale, è pressoché impossibile variarla clinicamente. Quarto, messo davanti ai dati di fatto, in poche sedute il pedofilo abbandona il trattamento. Cosa pensa dell’ipotesi di castrazione chimica? Elimina solo l’erezione ma il pedofilo resta tale e sfoga le proprie pulsioni con altre parti del corpo, anche con maggiore veemenza a causa della frustrazione. Come si interviene allora su un paziente affetto da pedofilia? Somministrandogli antidepressivi Ssri a basso dosaggio lo si rende più permeabile al colloquio psicoterapeutico. In quella sede è possibile abituarlo a riconoscere in anticipo le immagini mentali che lo portano all’eccitazione, aumentando quindi le sue possibilità di autocontrollo. Ma anche quando il soggetto è collaborativo resta come un vulcano spento che può esplodere improvvisamente. Per questa ragione non credo sia prudente che i sacerdoti pedofili tornino ai loro incarichi. Il Vaticano cosa le dice? Personalmente non ho mai subito alcuna censura, anche se so che in non pochi casi è stata messa in atto una vera e propria «cover up policy» da parte di soggetti ecclesiastici. Non sempre le autorità ecclesiastiche hanno collaborato con le indagini delle autorità giudiziarie. Ora sembra che vi sia maggiore disponibilità, ma le resistenze sono ancora eccessive. In tribunale i casi di pedofilia in seno al clero sono sempre più frequenti. Il fenomeno è in crescita? È solo una questione di visibilità. Il clero dei paesi anglosassoni ha una maggiore percentuale di casi di pedofilia conclamata perché i loro sistemi giudiziari vantano certezza e immediatezza della pena. Al contrario, dove la pena è solo probabile e lontana nel tempo, la denuncia diventa una fonte di stress per la vittima e i suoi familiari. Alcuni poi ritengono che nelle culture latine, a prevalenza cattolica, sia più facile per la Chiesa tenere nascosta un’infamia. Ci sono differenze tra pedofili laici ed ecclesiastici? No. Le cause sono comuni: traumi subiti in infanzia o desiderio di provare nuove esperienze. Per tutti e due la pedofilia può essere una patologia, se la tendenza è stabile nel tempo, o soltanto un reato, per il quale basta un unico atto sessuale. Chi è la vittima tipo del prete pedofilo? I sacerdoti abusanti di orientamento eterosessuale molestano di solito le fedeli adulte e, meno frequentemente, suore e bambine. I sacerdoti pedofili con orientamento omosessuale, invece, statisticamente prediligono i bambini, specialmente prepuberi. Cosa succede a questi bambini quando diventano grandi? Difficile dirlo. Molti accusano un grave disturbo di personalità, detto borderline. Spesso i maschi esternalizzano la sofferenza diventando a loro volta abusanti, mentre le femmine soffrono in modo più intimo. Si è mai lasciato sopraffare dall’orrore di un racconto? Non posso dimenticare la storia di un quarantenne che dopo aver abusato della figlia primogenita, ormai diciassettenne, si era dedicato ai due gemelli secondogeniti, dodicenni: un maschio e una femmina. Violentava entrambi e, quando la bimba rimase incinta, la portò ad abortire firmando perché uscisse in anticipo dall’ospedale per poterla subito violentare di nuovo. Al termine dell’incidente probatorio andai nel bagno del tribunale a piangere.
Panorama n. 50 dicembre 2007
Fonte:http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/83
Etichette:
i pedofili non guariscono,
intervista prof. Pacciolla,
panorama,
Pedoflia
giovedì 13 dicembre 2007
Il Partito dei Pedofili
NON AVETE BISOGNO DI CERCARLO IN OLANDA,
ce lo avete sotto il naso. Lo trovate tutte le domeniche quando andate in una delle sue sedi distaccate. E’ il più grande partito pedofilo del mondo, ramificato in tutto il pianeta, con migliaia di piccole vittime, specializzato nella protezione dei suoi membri. Dal presidente all’ultimo iscritto, quando un membro è accusato di pedofilia tutti fanno quadrato per sottrarlo alla giustizia. Le piccole vittime? Che si arrangino, è un problema che non li riguarda, il Partito si preoccupa soltanto della propria sopravvivenza. PATRIZIA E SILVANA, DUE MAESTRE di Rignano Flaminio (Roma) che a tempo perso insegnano la dottrina del Partito in una sede, sono accusate di avere organizzato sedute di pedofilia con ripugnanti pratiche imposte a bambini di tre o quattro anni. Le prove sono schiaccianti, i bambini hanno fatto disegni inequivocabili, ma il segretario di sezione Erri Rocchi mette subito le mani avanti accusando le malelingue di essersi inventate tutto. La reazione è emblematica perché, in tutti gli innumerevoli casi di pedofilia, non se ne ricorda uno sola in cui il Partito abbia denunciato il colpevole o almeno non abbia tentato d’intralciare l’opera della giustizia. Davanti a ogni crimine la parola d’ordine è una sola: negare, negare, negare. Quando scoppia lo scandalo della succursale americana, il Partito fa quadrato per proteggere i colpevoli e manifesta una complicità totale. Un membro è accusato in America? Il Partito lo trasferisce in Italia. Un membro è accusato in Italia? Il Partito lo trasferisce in America. Un membro nigeriano accusato di pedofilia nel suo paese è stato recentemente arrestato in Italia per lo stesso crimine. Grazie al Partito, ha potuto colpire ancora. NEL 1998 IL PRESIDENTE WOJTYLA, oggi defunto, si oppone con tutte le sue forze alla rimozione di Groer, un capo sezione austriaco accusato di violenze sui bambini e solamente sotto la pressione delle famiglie delle vittime finisce per promuoverlo alla sezione di Vienna, ovviamente per permettergli di violentare altri bambini. L’attuale presidente Ratzinger ha controfirmato "Crimen Solicitationis", un documento redatto nel 1962 dal vicesegretario Alfredo Ottaviani e approvato dall’allora presidente Angelo Roncalli in cui si minaccia la radiazione immediata a qualunque membro riveli gli affari di pedofilia del Partito. Il segreto è imposto non soltanto al colpevole, ma anche alla vittima. Entrambi devono promettere solennemente “di mantenere il segreto, pena la radiazione”. Si ordina ai segretari regionali di effettuare le inchieste “nel più grande segreto” e “in un silenzio perpetuo”. La descrizione degli atti da nascondere dà un’idea di quello che fanno i membri per passare il tempo: “aggressione sessuale commessa da un membro”, “aggressioni su bambini dei due sessi, atti compiuti su animali”. IL PROBLEMA È CHE i membri di questo partito hanno spesso la doppia tessera. Sono presenti in tutti i partiti italiani, occupano molti posti chiave nell’ambito del governo e pretendono d’imporre la loro morale sessuale. Dragor
Pubblicato da: Il direttore della www.1922lasegretissima.com a 20.29
ce lo avete sotto il naso. Lo trovate tutte le domeniche quando andate in una delle sue sedi distaccate. E’ il più grande partito pedofilo del mondo, ramificato in tutto il pianeta, con migliaia di piccole vittime, specializzato nella protezione dei suoi membri. Dal presidente all’ultimo iscritto, quando un membro è accusato di pedofilia tutti fanno quadrato per sottrarlo alla giustizia. Le piccole vittime? Che si arrangino, è un problema che non li riguarda, il Partito si preoccupa soltanto della propria sopravvivenza. PATRIZIA E SILVANA, DUE MAESTRE di Rignano Flaminio (Roma) che a tempo perso insegnano la dottrina del Partito in una sede, sono accusate di avere organizzato sedute di pedofilia con ripugnanti pratiche imposte a bambini di tre o quattro anni. Le prove sono schiaccianti, i bambini hanno fatto disegni inequivocabili, ma il segretario di sezione Erri Rocchi mette subito le mani avanti accusando le malelingue di essersi inventate tutto. La reazione è emblematica perché, in tutti gli innumerevoli casi di pedofilia, non se ne ricorda uno sola in cui il Partito abbia denunciato il colpevole o almeno non abbia tentato d’intralciare l’opera della giustizia. Davanti a ogni crimine la parola d’ordine è una sola: negare, negare, negare. Quando scoppia lo scandalo della succursale americana, il Partito fa quadrato per proteggere i colpevoli e manifesta una complicità totale. Un membro è accusato in America? Il Partito lo trasferisce in Italia. Un membro è accusato in Italia? Il Partito lo trasferisce in America. Un membro nigeriano accusato di pedofilia nel suo paese è stato recentemente arrestato in Italia per lo stesso crimine. Grazie al Partito, ha potuto colpire ancora. NEL 1998 IL PRESIDENTE WOJTYLA, oggi defunto, si oppone con tutte le sue forze alla rimozione di Groer, un capo sezione austriaco accusato di violenze sui bambini e solamente sotto la pressione delle famiglie delle vittime finisce per promuoverlo alla sezione di Vienna, ovviamente per permettergli di violentare altri bambini. L’attuale presidente Ratzinger ha controfirmato "Crimen Solicitationis", un documento redatto nel 1962 dal vicesegretario Alfredo Ottaviani e approvato dall’allora presidente Angelo Roncalli in cui si minaccia la radiazione immediata a qualunque membro riveli gli affari di pedofilia del Partito. Il segreto è imposto non soltanto al colpevole, ma anche alla vittima. Entrambi devono promettere solennemente “di mantenere il segreto, pena la radiazione”. Si ordina ai segretari regionali di effettuare le inchieste “nel più grande segreto” e “in un silenzio perpetuo”. La descrizione degli atti da nascondere dà un’idea di quello che fanno i membri per passare il tempo: “aggressione sessuale commessa da un membro”, “aggressioni su bambini dei due sessi, atti compiuti su animali”. IL PROBLEMA È CHE i membri di questo partito hanno spesso la doppia tessera. Sono presenti in tutti i partiti italiani, occupano molti posti chiave nell’ambito del governo e pretendono d’imporre la loro morale sessuale. Dragor
Pubblicato da: Il direttore della www.1922lasegretissima.com a 20.29
Etichette:
articolo,
il partito dei pedofili,
Pedofilia
Maestra che lanciò feci ad un bambino potrebbe mantenere il posto
di Scott Valentine, 4 Aprile 2007
AMEDT TORONTO (Reuters) - La direttrice di una scuola di Toronto che si è dichiarata colpevole di aver lanciato escrementi umani addosso ad un bambino di 12 anni potrebbe comunque mantenere il suo posto di lavoro, secondo quanto riferito Martedì da alcuni funzionari. "E' probabile che ritornerà a lavorare nella stessa posizione che aveva," ha dichiarato Grant Bower, un avvocato del Toronto District School Board. Maria Pantalone, 9 anni, sorella del vice-sindaco di Toronto, ha ricevuto Lunedì un'assoluzione completa per le accuse di aggressione, dopo che il Giudice ha detto che la donna "ha già sofferto abbastanza", secondo quanto riportato nei documenti giudiziari. Le accuse contro la donna ebbero origine da un incidente avvenuto il 30 Luglio 2006, quando la sig.ra Pantalone lanciò feci umane addosso ad un bambino -che non era uno dei suoi studenti- colpendolo ad una spalla. I dettagli dell'aggressione non possono venir descritti a causa di una restrizione imposta dal tribunale per proteggere l'identità della vittima. Il giudice di questo caso ha riferito che le circostanze erano comunque uniche. [NdR. trattandosi di una donna non poteva essere altrimenti. Se si fosse trattato di un uomo probabilmente l'avrebbero spedito direttamente a Guantanamo] "Non potevo sopportare di più. Era una frustrazione totale," ha testimoniato Maria Pantalone, come riportato da vari resoconti giornalistici. La donna venne sospesa senza privazione dello stipendio dal suo posto di direttrice di una scuola elementare nell'Agosto del 2006. Nel verdetto, il Giudice ha dichiarato che la sig.ra Pantalone per via di questa storia è stata "pubblicamente imbarazzata, se non umiliata. E ha sofferto più del dovuto". [1]Maria Pantalone ricopre adesso una mansione diversa negli uffici della scuola e non ha nessun contatto con gli studenti, ha riferito Bower. Una volta che il comitato scolastico completerà le proprie indagini, la donna potrebbe tornare a ricoprire il suo vecchio incarico."Le indagini non dureranno molto," ha detto Bower. "Il fatto che lei ha ammesso di aver compiuto quest'atto è certamente un fattore importante". Un documento del comitato scolastico di Toronto dettaglia le regole che sono in vigore nella scuola dove la sig.ra Pantalone prestava servizio come direttrice, e che includono la necessità di "mostrare rispetto per sè stessi e gli altri", e "tenere le mani, i piedi e altri oggetti per sè".
AMEDT TORONTO (Reuters) - La direttrice di una scuola di Toronto che si è dichiarata colpevole di aver lanciato escrementi umani addosso ad un bambino di 12 anni potrebbe comunque mantenere il suo posto di lavoro, secondo quanto riferito Martedì da alcuni funzionari. "E' probabile che ritornerà a lavorare nella stessa posizione che aveva," ha dichiarato Grant Bower, un avvocato del Toronto District School Board. Maria Pantalone, 9 anni, sorella del vice-sindaco di Toronto, ha ricevuto Lunedì un'assoluzione completa per le accuse di aggressione, dopo che il Giudice ha detto che la donna "ha già sofferto abbastanza", secondo quanto riportato nei documenti giudiziari. Le accuse contro la donna ebbero origine da un incidente avvenuto il 30 Luglio 2006, quando la sig.ra Pantalone lanciò feci umane addosso ad un bambino -che non era uno dei suoi studenti- colpendolo ad una spalla. I dettagli dell'aggressione non possono venir descritti a causa di una restrizione imposta dal tribunale per proteggere l'identità della vittima. Il giudice di questo caso ha riferito che le circostanze erano comunque uniche. [NdR. trattandosi di una donna non poteva essere altrimenti. Se si fosse trattato di un uomo probabilmente l'avrebbero spedito direttamente a Guantanamo] "Non potevo sopportare di più. Era una frustrazione totale," ha testimoniato Maria Pantalone, come riportato da vari resoconti giornalistici. La donna venne sospesa senza privazione dello stipendio dal suo posto di direttrice di una scuola elementare nell'Agosto del 2006. Nel verdetto, il Giudice ha dichiarato che la sig.ra Pantalone per via di questa storia è stata "pubblicamente imbarazzata, se non umiliata. E ha sofferto più del dovuto". [1]Maria Pantalone ricopre adesso una mansione diversa negli uffici della scuola e non ha nessun contatto con gli studenti, ha riferito Bower. Una volta che il comitato scolastico completerà le proprie indagini, la donna potrebbe tornare a ricoprire il suo vecchio incarico."Le indagini non dureranno molto," ha detto Bower. "Il fatto che lei ha ammesso di aver compiuto quest'atto è certamente un fattore importante". Un documento del comitato scolastico di Toronto dettaglia le regole che sono in vigore nella scuola dove la sig.ra Pantalone prestava servizio come direttrice, e che includono la necessità di "mostrare rispetto per sè stessi e gli altri", e "tenere le mani, i piedi e altri oggetti per sè".
Pedofilia:assolta dopo 17 mesi di carcere
Elena Laudante
A gettare accuse infamanti su una disoccupata è stata la figlia dei vicini di casa
CAGLIARI. Il racconto della bambina era dettagliato: c’erano gli adulti che avevano rapporti sessuali, e lei che, assieme ad altri coetanei, doveva scimmiottare gli attori dei film porno davanti ad una telecamera. La descrizione del teatro degli incontri, la casa della sua vicina (madre dei suoi amichetti) era zeppa di particolari. Anche se i testimoni da lei indicati, di fronte al giudice hanno smentito tutte le accuse. Anche se i testimoni da lei indicati, di fronte al giudice hanno smentito tutte le accuse. Accuse tanto gravi da aver portato A.C. trentanove anni di Carbonia, in custodia cautelare a Buoncammino per 17 mesi, più 6 trascorsi in casa, ai domiciliari. Ieri mattina, il primo collegio del tribunale di Cagliari non ha creduto alla presunta vittima, minore di 14 anni, e ha scagionato A.C. dai reati infamanti di violenza sessuale e sfruttamento di minore: assolta perché il fatto non sussiste. Vedova e disoccupata, A.C. è stata arrestata il 17 luglio del 2004. Qualche settimana prima, la figlia dei suoi vicini si era sfogata con una maestra, rivelando che la donna la costringeva a girare film pornografici, almeno da un anno. Alla vicina, A.C., avevano tolto i figli e così ospitava i loro vecchi amichetti. «Per farli giocare», spiegherà poi il suo legale. Ma secondo una di queste ragazzine, in due occasioni l’avrebbe indotta ad imitare le movenze lascive degli attori hard, in compagnia di altri coetanei che però non hanno confermato gli incontri. Per la piccola, nel frattempo la disoccupata sarebbe stata impegnata a riprendere quelle scene con una videocamera. Un’altra volta, invece, avrebbe invitato altre persone, con le quali si intratteneva in rapporti sessuali, davanti ai minori. Questo ha raccontato la piccola alla maestra, nel maggio 2004. Inorridita, l’insegnante le ha chiesto di scrivere quello che provava in un tema. E lei lo ha fatto con parole molto crude. Quel testo è diventato la prova principale nel processo contro A.C., durato circa un anno. Nel corso di diversi incidenti probatori, se la minore ha ribadito tutto, gli altri bambini - tra i 9 e i 13 anni - hanno negato le violenze e di aver mai partecipato a festini a luci rosse. Così come hanno fatto gli adulti indicati dalla presunta vittima. Secondo il pubblico ministero Gian Carlo Moi, che aveva sollecitato una condanna a sette anni di reclusione, i piccoli testimoni hanno rimosso gli episodi per allontanare l’orrore. A.C., invece, ha rinunciato a spiegare le sue ragioni in aula. «Non faceva che piangere - ha detto il difensore Marco Aste - ho dovuto impedirle di partecipare alle udienze». Nell’arringa il legale ha sostenuto che la bambina ha probabilmente «trasferito in casa dell’imputata fatti che forse avvenivano altrove. E’ stata lei stessa a dire che frequentava altri adulti». Inizialmente, era finito nell’inchiesta anche il marito della disoccupata, un invalido al 100 per cento che trascorreva le sue giornate a letto. La sua posizione è poi stata stralciata. Tra le accuse contestate alla donna c’erano anche minacce e lesioni: sempre secondo la ragazzina, A.C. l’avrebbe obbligata al silenzio a suon di intimidazioni, fino a spegnerle una sigaretta in faccia. Il collegio ha prosciolto l’imputata anche da questi due reati per mancanza di querela. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
(21 giugno 2007)
A gettare accuse infamanti su una disoccupata è stata la figlia dei vicini di casa
CAGLIARI. Il racconto della bambina era dettagliato: c’erano gli adulti che avevano rapporti sessuali, e lei che, assieme ad altri coetanei, doveva scimmiottare gli attori dei film porno davanti ad una telecamera. La descrizione del teatro degli incontri, la casa della sua vicina (madre dei suoi amichetti) era zeppa di particolari. Anche se i testimoni da lei indicati, di fronte al giudice hanno smentito tutte le accuse. Anche se i testimoni da lei indicati, di fronte al giudice hanno smentito tutte le accuse. Accuse tanto gravi da aver portato A.C. trentanove anni di Carbonia, in custodia cautelare a Buoncammino per 17 mesi, più 6 trascorsi in casa, ai domiciliari. Ieri mattina, il primo collegio del tribunale di Cagliari non ha creduto alla presunta vittima, minore di 14 anni, e ha scagionato A.C. dai reati infamanti di violenza sessuale e sfruttamento di minore: assolta perché il fatto non sussiste. Vedova e disoccupata, A.C. è stata arrestata il 17 luglio del 2004. Qualche settimana prima, la figlia dei suoi vicini si era sfogata con una maestra, rivelando che la donna la costringeva a girare film pornografici, almeno da un anno. Alla vicina, A.C., avevano tolto i figli e così ospitava i loro vecchi amichetti. «Per farli giocare», spiegherà poi il suo legale. Ma secondo una di queste ragazzine, in due occasioni l’avrebbe indotta ad imitare le movenze lascive degli attori hard, in compagnia di altri coetanei che però non hanno confermato gli incontri. Per la piccola, nel frattempo la disoccupata sarebbe stata impegnata a riprendere quelle scene con una videocamera. Un’altra volta, invece, avrebbe invitato altre persone, con le quali si intratteneva in rapporti sessuali, davanti ai minori. Questo ha raccontato la piccola alla maestra, nel maggio 2004. Inorridita, l’insegnante le ha chiesto di scrivere quello che provava in un tema. E lei lo ha fatto con parole molto crude. Quel testo è diventato la prova principale nel processo contro A.C., durato circa un anno. Nel corso di diversi incidenti probatori, se la minore ha ribadito tutto, gli altri bambini - tra i 9 e i 13 anni - hanno negato le violenze e di aver mai partecipato a festini a luci rosse. Così come hanno fatto gli adulti indicati dalla presunta vittima. Secondo il pubblico ministero Gian Carlo Moi, che aveva sollecitato una condanna a sette anni di reclusione, i piccoli testimoni hanno rimosso gli episodi per allontanare l’orrore. A.C., invece, ha rinunciato a spiegare le sue ragioni in aula. «Non faceva che piangere - ha detto il difensore Marco Aste - ho dovuto impedirle di partecipare alle udienze». Nell’arringa il legale ha sostenuto che la bambina ha probabilmente «trasferito in casa dell’imputata fatti che forse avvenivano altrove. E’ stata lei stessa a dire che frequentava altri adulti». Inizialmente, era finito nell’inchiesta anche il marito della disoccupata, un invalido al 100 per cento che trascorreva le sue giornate a letto. La sua posizione è poi stata stralciata. Tra le accuse contestate alla donna c’erano anche minacce e lesioni: sempre secondo la ragazzina, A.C. l’avrebbe obbligata al silenzio a suon di intimidazioni, fino a spegnerle una sigaretta in faccia. Il collegio ha prosciolto l’imputata anche da questi due reati per mancanza di querela. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
(21 giugno 2007)
mercoledì 12 dicembre 2007
GERMANIA:ABUSI SESSUALI SU MINORI,LIMITE ETA PORTATO A 18 ANNI
(AGI) - Berlino, 11 dic. - Il Bundestag si appresta ad approvare giovedi’ prossimo la legge che prevede un inasprimento delle pene fino a cinque anni di reclusione per chiunque commetta abusi sessuali sui minori. Attualmente l’articolo 182a del Codice penale definisce un abuso sessuale su un minore quello commesso da un adulto su una persona di eta’ inferiore a 16 anni, mentre la nuova legge voluta dal ministro socialdemocratico della Giustizia, Brigitte Zypries, eleva a 18 anni l’eta’ delle potenziali vittime e prevede la punizione degli autori dell’abuso gia’ a partire da 14 anni di eta’. A protestare contro la nuova norma e’ tutta l’opposizione, dai liberali, ai Verdi, alla “Linke” di Oskar Lafontaine, poiche’ a suo avviso la nuova norma rischia di criminalizzare come un abuso sessuale anche i comportamenti affettivi tra gli adolescenti. Nella legge e’ scritto infatti che sara’ considerato responsabile di un abuso sessuale “chiunque commetta atti sessuali su una persona di eta’ inferiore a 18 anni, sia mediante costrizione che dietro corresponsione di denaro”. Secondo i critici della nuova legge, anche un diciassettenne che offra di pagare il cinema ad una coetanea per poi approfittare del buio della sala per ‘avvicinarsi’ a lei potrebbe venire considerato come autore di un abuso sessuale. L’ex ministro liberale della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ha dichiarato che con questa legge la “Grosse Koalition” manifesta solo la propria intenzione di “regolamentare e vietare il piu’ possibile”, mentre il deputato della “Linke” Wolfgang Neskovic ha spiegato che la riforma dell’articolo 182a mira a criminalizzare “il corteggiamento finora legale tra i teenager”.Il ministro Zypries ha replicato che la nuova norma corrisponde alle direttive Ue ed ha come obiettivo di evitare che mediante un’offerta di denaro o regali i bambini e gli adolescenti possano essere indotti a finire nel giro della prostituzione.
(AGI)Cle-
(AGI)Cle-
Etichette:
abusi sessuali limite età portato a 18 anni,
Germania,
Leggi
Abuso sui minori, Cassazione: attendibilità dei minori nei processi per abuso sessuale.
Fonte: www.bambinicoraggiosi.com
CASSAZIONE PENALE, sez. IV, 25 maggio 2001, n. 21406(Art. 609 quater C.P.)
I bambini, vittime di abusi sessuali, possono essere credibili nel raccontare le violenze subite, tanto più che di regola il dato anagrafico (la loro tenerissima età, come nella specie, rispetto a bambini un po' più grandi, che hanno una qualche nozione, seppur in termini vaghi e confusi, in materia sessuate) esclude la possibilità che si tratti di racconti fantasiosi o menzogneri.
Sentenza 5423 del 12/12/01
Sentenza emessa a seguita di ricorso avverso ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli confermativa di ordinanza di arresti domiciliari in ordine al reato di violenza sessuale in danno di minore, disposta dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il ricorso si fondava sull'essere stata adottata l'ordinanza sulla base delle dichiarazioni del minore, ritenuto dal ricorrente soggetto dotato di speciale attitudine alla menzogna.
La Cassazione ha affermato che nei reati a sfondo sessuale, di cui il minore è frequentemente vittima, il suo contributo è normalmente insottraibile alla ricostruzione del fatto. Ed è perfettamente lecito estrarre dalle sue dichiarazioni elementi giustificativi della misura cautelare, anche se non vi siano riscontri esterni idonei a convalidarli.
Corte di cassazione Sezione III penaleSentenza 24/06/1998 - 27/08/1998 n. 4545
E' prova la testimonianza indiretta del minore quando vengono esclusi intenti calunniosiOltre al testo della sentenza, è presente un commento di O. Dente Gattola, "Non possono essere inventate dai bambini vicende estranee alla loro esperienza".
Corte di Cassazione, Sezione III Penale, sentenza n. 21406 del 20 aprile 2001 - 25 maggio 2001
La credibilità delle dichiarazioni di un bambino vittima dell'abuso sessuale è strettamente legata al dato anagrafico. Le dichiarazioni della vittima di un abuso sessuale, infatti, possono essere valutate credibili quando il dato anagrafico (nel caso in esame due anni e mezzo) possa escludere, in modo pacifico, che nel bagaglio di conoscenze ed esperienze dirette di un minore della stessa età possano trovarsi informazioni a carattere erotico - sessuale dettagliate e minuziose. E' impensabile, per un bambino di pochi anni, poter inventare e conseguentemente descrivere fatti così terribili senza averne avuto un'esperienza diretta. Per immaginare qualcosa bisogna avere almeno una vaga idea dell'oggetto della fantasia ed una bambina di due / tre anni non avrebbe avuto in alcun modo la capacità psicologica, né fisiologia, di poter anche lontanamente intuire o immaginare quella terribile contenuta nelle dichiarazioni rese. ( Massima a cura dell'Autore della nota)
- Abusi sessuali. Valida la testimonianza dei minori -
CASSAZIONE PENALE, Sezione III, Sentenza n. 35224 del 21/09/2007
I bimbi che in tenera eta’, dichiarano di aver subito abusi sessuali possono essere una valida fonte di prova e le dichiarazioni dei genitori sui fatti loro riferiti dai figli hanno il peso di una testimonianza. Lo afferma la Terza sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza 35224/2007 accogliendo il ricorso della Procura Generale di Brescia presentato contro l'assoluzione disposta dalla Corte di Appello territoriale nei confronti di due suore accusate di aver abusato sessualmente di alcuni alunni nella scuola materna dove insegnavano. Condannate in primo grado dal Tribunale di Bergamo a 9 anni e sei mesi di reclusione, le religiose erano state assolte poi assolte sul presupposto che tutta la vicenda era da attribuirsi alla suggestione di cui i piccoli e i loro genitori erano stati vittima. Di diverso avviso e’ stata pero’ la Cassazione che ha dapprima rimarcato come una certa politica televisiva mediocre, irresponsabile e deliberatamente erotizzante per motivi commerciali ingenera in"molti genitori la convinzione dell’esistenza di pericoli anche dove non ci sono. Ma in ogni caso, e’ perfettamente configurabile e ammissibile la possibilita’ che il giudice consideri il bambino una fonte di prova. E’ ormai un dato indiscutibile nel panorama della giurisprudenza una piu’ rigorosa circospezione nell'acquisizione della prova riguardante le dichiarazioni di minori e di bambini: anche perche’ e’ lo stesso legislatore a prescrivere certe cautele nelle audizioni protette. Nella letteratura di un certo peso dottrinario non e’ agevole pensare a quei piccoli come a piccole persone capaci di sofisticate bugie e fantasticherie, perche’ la regola e’ che un bambino di quell'eta’ e’ strutturalmente incapace di occultare o di riprodurre falsamente i fatti di quelle sue prime esperienze".
Anche le testimonianze dei genitori sono poi legittime ove questi non si sono riferiti alla conoscenza che essi avevano avuto dei fatti di causa tramite altre persone, ma ad una loro cognizione diretta per essere stati diretti e immediati depositari delle confidenze dei figli.
CASSAZIONE PENALE, sez. IV, 25 maggio 2001, n. 21406(Art. 609 quater C.P.)
I bambini, vittime di abusi sessuali, possono essere credibili nel raccontare le violenze subite, tanto più che di regola il dato anagrafico (la loro tenerissima età, come nella specie, rispetto a bambini un po' più grandi, che hanno una qualche nozione, seppur in termini vaghi e confusi, in materia sessuate) esclude la possibilità che si tratti di racconti fantasiosi o menzogneri.
Sentenza 5423 del 12/12/01
Sentenza emessa a seguita di ricorso avverso ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli confermativa di ordinanza di arresti domiciliari in ordine al reato di violenza sessuale in danno di minore, disposta dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il ricorso si fondava sull'essere stata adottata l'ordinanza sulla base delle dichiarazioni del minore, ritenuto dal ricorrente soggetto dotato di speciale attitudine alla menzogna.
La Cassazione ha affermato che nei reati a sfondo sessuale, di cui il minore è frequentemente vittima, il suo contributo è normalmente insottraibile alla ricostruzione del fatto. Ed è perfettamente lecito estrarre dalle sue dichiarazioni elementi giustificativi della misura cautelare, anche se non vi siano riscontri esterni idonei a convalidarli.
Corte di cassazione Sezione III penaleSentenza 24/06/1998 - 27/08/1998 n. 4545
E' prova la testimonianza indiretta del minore quando vengono esclusi intenti calunniosiOltre al testo della sentenza, è presente un commento di O. Dente Gattola, "Non possono essere inventate dai bambini vicende estranee alla loro esperienza".
Corte di Cassazione, Sezione III Penale, sentenza n. 21406 del 20 aprile 2001 - 25 maggio 2001
La credibilità delle dichiarazioni di un bambino vittima dell'abuso sessuale è strettamente legata al dato anagrafico. Le dichiarazioni della vittima di un abuso sessuale, infatti, possono essere valutate credibili quando il dato anagrafico (nel caso in esame due anni e mezzo) possa escludere, in modo pacifico, che nel bagaglio di conoscenze ed esperienze dirette di un minore della stessa età possano trovarsi informazioni a carattere erotico - sessuale dettagliate e minuziose. E' impensabile, per un bambino di pochi anni, poter inventare e conseguentemente descrivere fatti così terribili senza averne avuto un'esperienza diretta. Per immaginare qualcosa bisogna avere almeno una vaga idea dell'oggetto della fantasia ed una bambina di due / tre anni non avrebbe avuto in alcun modo la capacità psicologica, né fisiologia, di poter anche lontanamente intuire o immaginare quella terribile contenuta nelle dichiarazioni rese. ( Massima a cura dell'Autore della nota)
- Abusi sessuali. Valida la testimonianza dei minori -
CASSAZIONE PENALE, Sezione III, Sentenza n. 35224 del 21/09/2007
I bimbi che in tenera eta’, dichiarano di aver subito abusi sessuali possono essere una valida fonte di prova e le dichiarazioni dei genitori sui fatti loro riferiti dai figli hanno il peso di una testimonianza. Lo afferma la Terza sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza 35224/2007 accogliendo il ricorso della Procura Generale di Brescia presentato contro l'assoluzione disposta dalla Corte di Appello territoriale nei confronti di due suore accusate di aver abusato sessualmente di alcuni alunni nella scuola materna dove insegnavano. Condannate in primo grado dal Tribunale di Bergamo a 9 anni e sei mesi di reclusione, le religiose erano state assolte poi assolte sul presupposto che tutta la vicenda era da attribuirsi alla suggestione di cui i piccoli e i loro genitori erano stati vittima. Di diverso avviso e’ stata pero’ la Cassazione che ha dapprima rimarcato come una certa politica televisiva mediocre, irresponsabile e deliberatamente erotizzante per motivi commerciali ingenera in"molti genitori la convinzione dell’esistenza di pericoli anche dove non ci sono. Ma in ogni caso, e’ perfettamente configurabile e ammissibile la possibilita’ che il giudice consideri il bambino una fonte di prova. E’ ormai un dato indiscutibile nel panorama della giurisprudenza una piu’ rigorosa circospezione nell'acquisizione della prova riguardante le dichiarazioni di minori e di bambini: anche perche’ e’ lo stesso legislatore a prescrivere certe cautele nelle audizioni protette. Nella letteratura di un certo peso dottrinario non e’ agevole pensare a quei piccoli come a piccole persone capaci di sofisticate bugie e fantasticherie, perche’ la regola e’ che un bambino di quell'eta’ e’ strutturalmente incapace di occultare o di riprodurre falsamente i fatti di quelle sue prime esperienze".
Anche le testimonianze dei genitori sono poi legittime ove questi non si sono riferiti alla conoscenza che essi avevano avuto dei fatti di causa tramite altre persone, ma ad una loro cognizione diretta per essere stati diretti e immediati depositari delle confidenze dei figli.
Iscriviti a:
Post (Atom)



