giovedì 10 aprile 2008

"L'Europa è al centro del traffico pedopornografico, cresce la domanda e cresce l'offerta"

"L'Europa è al centro del traffico pedopornografico, cresce la domanda e cresce l'offerta", avverte l'associazione
Le denunce di casi di pedobusiness sono quadruplicate, lo sottolinea l'associazione 'Telefono arcobaleno' che avverte: "L'Europa è al centro del traffico pedopornografico, cresce la domanda e cresce l'offerta". Oggi il Nucleo investigativo telematico (Nit), coordinato dal sostituto procuratore della Repubblica di Siracusa Antonio Nicastro, ha scoperto nell'operazione denominata "Pedo-business", nata da una denuncia di Telefono Arcobaleno, un traffico internazionale di materiale pedopornografico gestito da un commerciante arrestato a Napoli. Denunciate anche 38 persone. L'uomo è accusato di avere prodotto e venduto Dvd contenenti circa 160 mila immagini di rapporti sessuali con bambine di circa 10 anni di età a 38 clienti tra Italia, Stati Uniti, Germania, Francia, Spagna e Olanda. Perquisizioni sono in corso in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscano, Abruzzo e Puglia. Gli indagati italiani sono per la maggior parte imprenditori, dirigenti della pubblica amministrazione, ricercatori universitari, funzionari di banca e artisti. E mentre l'operazione 'Pedo-business' viene portata a termine dal Nucleo investigativo telematico, l'associazione 'Telefono Arcobaleno' ha presentato tre nuove denunce allo stesso Nit relative alla scoperta di tre videoteche pedofile on line. "Il mercato è in crescita, il fenomeno è inarrestabile", ha dichiarato il presidente dell'associazione Giovanni Arena, che ha sottolineato: "Oltre alla segnalazione presentata oggi, 'Telefono Arcobaleno' ha scoperto un nuovo tentacolo del pedobusiness che coinvolge bambini sempre più piccoli, mentre i controlli dei diversi Paesi coinvolti sono sempre meno incisivi." Di fronte all'incremento del mercato pedopornografico , l'associazione chiede che "alle enunciazioni dei diritti che vengono da tutti i Paesi, si accompagnino azioni concrete". "E' infatti necessario - sottolinea Arena - approfondire la conoscenza di questo triste mercato di bambini che non ha niente di virtuale ma che, al contrario, ha le proporzioni di un vero e proprio dramma dell`umanità, che nasce e si sviluppa in Europa e segue le logiche del mercato come se l`infanzia fosse una merce da esporre o da scambiare". Un primo passo in questa direzione, secondo 'Telefono Arcobaleno' è dare più poteri al Comitato internazionale dei diritti dell`infanzia, che oggi si limita a valutare le relazioni dei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione sui diritti del fanciullo e non ha la possibilità di denunciare inefficienze e inadempienze dei singoli Stati. "Cosa che sarebbe particolarmente importante - sottolinea Arena - se consideriamo che Germania, Russia, Regno Unito, Italia e Francia, esprimono una fortissima domanda di materiale pedopornografico che alimenta il mercato di nuove produzioni."

Abusi su nipotina nonni condannati

09/04/2008

Abusi sulla nipotina di sette anni e su un’amichetta di nove: condannati i nonni paterni. Sette anni e mezzo di reclusione al nonno, tre anni e 6 mesi alla nonna in quanto avrebbe avallato con il silenzio gli atti di libidine, favorendo, in tal modo, il marito settantenne. I due imputati erano difesi dall’avvocato Nello Pizza che ha preannunciato appello. La madre della piccola era parte civile, sostenuta dall’avvocato Antonella Zotti, i genitori dell’amichetta erano invece patrocinati dall’avvocato Edoardo Fiore. Ad emettere la dura sentenza il tribunale collegiale di Avellino, presidente Matarazzo, a latere Scarlato e Di Stasio. La triste storia s’incrocia con una situazione familiare difficile: i genitori della ragazzina separati, l’affido alla madre da parte del tribunale dei minori, una precaria situazione economica alle spalle, la decisa proclamazione d’innocenza degli imputati che hanno fatto leva sull’affetto per la nipote per scacciare i fantasmi d’una infamante accusa. I fatti risalgono al 2001. Un’inchiesta della polizia di Avellino fece luce su quei tre episodi raccontati dalla nipotina e dalla sua amichetta agli inquirenti e in presenza di psicologi. L’anziano, secondo le dichiarazioni, avrebbe approfittato delle ore che le due ragazzine trascorrevano spesso di pomeriggio nella sua abitazione (la casa della famiglia si trova, tra l’altro, nello stesso condominio di rione San Tommaso, ndr). La nonna, accusata di favoreggiamento, ha ottenuto anche lei una severa condanna in primo grado. Dopo la sentenza, che archivia momentaneamente la turpe storia, restano tuttavia ancora alcuni punti oscuri.
Il mattino 9 aprile 2008

venerdì 4 aprile 2008

Pedopornografia, arrestato un ingegnere a Torino

L'operazione delle polizia postale è durata un anno e mezzo

Torino. Arrestato a Torino un ingegnere informatico di 55 anni responsabile di condivisione di materiale pedopornografico in rete. L'operazione è stata condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino che si è infiltrata in una comunità pedofila trasnazionale per un anno e mezzo. Sotto copertura uno degli investigatori è riuscito a concordare uno scambio reale di materiale pedopornografico dopo diversi incontri avvenuti su Internet. L'appuntamento è stato fissato in un autogrill alla periferia di Torino, all'interno di un camper appositamente allestito: il pedofilo si è presentato con 200 giga byte di materiale pedopornografico (decine di migliaia di foto ed immagini) che ha mostrato al poliziotto."Immagini raccapriccianti, molto cruente e nuove anche per noi", così sono state definite dagli investigatori le fotografie e i video che l'ingegnere, residente nel milanese, sposato e con dei figli, portava con sé. Tutto il materiale è stato sequestrato e l'ingegnere arrestato. L'inchiesta, coordinata dalla Procura, era partita nell'ambito dei servizi di monitoraggio della polizia postale per il contrasto della pedopornografia. Il primo aggancio con il pedofilo è avvenuto in una normale chat all'interno della quale l'agente sotto copertura ha iniziato a tenere contatti con l'arrestato che ha incominciato a scambiare con lui fotografie, immagini 'standard' e non nuove nel mondo della pedopornografia online. Dopo mesi di contatti il poliziotto è riuscito a conquistare la fiducia dell'insospettabile ingegnere che gli ha quindi indicato una nuova 'comunità' in Internet, utilizzata molto dagli stranieri, e l'utilizzo di un sistema di trasmissione delle immagini nuovo anche per la polizia. In particolare si tratta di un programma con un sistema criptato che non permette l'intercettazione neanche da parte delle Forze dell'ordine. Dopodiché l'agente sotto copertura è riuscito a stabilire anche un appuntamento reale con il pedofilo per scambiarsi materiale ed esperienze. L'uomo arrestato, sentito dal gip per l'udienza di convalida, ha confessato e dagli accertamenti è emerso che nascondeva gli hard disk con il materiale pedopornografico all'interno di piccoli elettrodomestici in casa e che scambiava il materiale on line soprattutto dall'estero, dove andava spesso per motivi di lavoro. Le indagini proseguono ora sia per identificare i pedofili ripresi nelle immagini sequestrate, che molto spesso mostrano il loro volto proprio per la sicurezza data dal sistema utilizzato per lo scambio delle immagini, sia per cercare di identificare i minori che subiscono gli abusi, sia per capire se l'arrestato abbia esclusivamente scaricato il materiale dalla rete o se non sia, in parte, anche autoprodotto. "L'arresto del pedopornografo torinese conferma la vastità del fenomeno e l'esistenza di vere e proprie centrali di smistamento, vendita e in molti casi di produzione di materiale con protagonisti bambini", ha detto Don Fortunato Di Noto, da sempre in prima linea contro la pedofilia.

PEDOFILIA: VENDUTO DA PARENTI A 7 ANNI, TRE CONDANNE A PALERMO

Palermo
PEDOFILIA: VENDUTO DA PARENTI A 7 ANNI, TRE CONDANNE A PALERMO
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(AGI) - Palermo, 4 apr. - Tre persone sono state condannate dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Palermo Adriana Piras, per violenza sessuale nei confronti di un bambino di sette anni, messo in vendita dal padre, dalla madre e dal fratello, giudicati separatamente. Pene pesanti per tutti e tre gli imputati: Giacinto Grimaldi, di 21 anni, ha avuto nove anni, Tommaso Beone, di 30, otto anni e quattro mesi, Giuseppe Tagliavia, di 20, sette anni e otto mesi. La sentenza e' stata pronunciata col rito abbreviato, che da' diritto a uno sconto di pena di un terzo. I genitori del piccolo violentato hanno invece optato per il rito ordinario e rischiano fino a 12 anni di carcere. Il fratello imputato aveva invece 17 anni all'epoca dei fatti (che risalgono al 2003) e sara' giudicato dal tribunale per i minorenni. Il Gup ha accolto le richieste del pm Claudia Caramanna (andata via in compagnia dei carabinieri, per evitare che i parenti degli imputati provassero ad avvicinarsi) e dell'avvocato Roberta Pezzano, che rappresentava il bambino, affidato a un curatore speciale, l'avvocato Francesco Crescimanno. Teatro della vicenda i casermoni di un quartiere popolare di Palermo, Passo di Rigano: il bambino sarebbe stato prima vittima di abusi del padre e del fratello e poi 'ceduto' a Grimaldi, Beone e Tagliavia, che ne avrebbero approfittato pagando venti euro per ciascun incontro. Una storia di squallore e di vergogna, ricostruita con grande lucidita' dalla piccola vittima durante un incidente probatorio, in cui ha parlato delle responsabilita' dei singoli imputati. L'indagine era stata condotta dalla polizia e dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura presso il Tribunale e dalla Procura dei minori. Le indagini erano state avviate a febbraio del 2006, grazie a uno psicologo di una comunita' della provincia, che aveva appreso la storia dal bambino. Le violenze avvennero in una villa, una specie di parco giochi di Passo di Rigano. I tre condannati sono giovani che abitano nello stesso condominio del ragazzino. (AGI)

giovedì 3 aprile 2008

Arrestato bidello a Trento: scattava foto a bambine seminude nei bagni della scuola

di Roberta Lerici
Note: come riferito in questo articolo, il bidello si chiama Giuseppe Polito e ha 41 anni. Consiglio di tenere a mente questo nome, perchè se non si riusciranno a cambiare le leggi sulla custodia cautelare per reati gravi come la pedofilia (proposta di Di Pietro- Italia dei Valori), il bidello potrebbe essere scarcerato e rimanere tale fino al terzo grado di giudizio. Esattamente quello che è accaduto al pensionato pedofilo di Pescara che è stato arrestato qualche settimana fa in flagranza di reato e che era libero pur vantando nel suo curriculum già due condanne per pedofilia.


Fotograva bambine seminude nei bagni della scuola elementare nella quale lavorava. Per questo un bidello di Trento, Giuseppe Polito, 41 anni, è stato arrestato dalla squadra mobile locale. Nel computer di casa sono state ritrovate decine di immagini da lui scattate e centinaia di fotografie pedopornografiche (scaricate da Internet). Le indagini condotte dalla Procura di Trento avevano preso il via qualche mese fa dalla denuncia del dirigente della scuola. Quest'ultimo ha riferito anche che l'uomo avrebbe anche toccato nelle parti intime una alunna conoscente di famiglia.

Fonte: http://www.bambinicoraggiosi.com/



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"MINIMIZZA"

Pedofilia, l’orribile racconto alla madre ormai separata dal genitore: Agli incontri partecipavano anche amici di suo padre

Pedofilia/Presi per caso:arrestato 37enne toscano che aveva due pc pieni di foto e video raccapriccianti

Roma, 3 apr. (Apcom) - E' stato arrestato dai carabinieri di Scandicci D.A., 37enne residente a Firenze in zona Ponte a Greve, informatico e incensurato, con il reato di detenzione e divulgazione di materiale pedo-pornografico.
Mentre nei giorni scorsi erano impegnati in una serie di controlli notturni a Scandicci, i militari hanno notato una macchina parcheggiata con un una persona all'interno e una notevole fonte luminosa che illuminava tutto l'abitacolo: nell'auto c'era il 37enne che, alla vista dei militari, ha cercato di nascondere l'oggetto 'luminoso', un pc portatile.
Insospettiti dalle spiegazioni inverosimili dell'uomo, i carabinieri hanno controllato il computer constatando che il soggetto stava effettuando una connessione a internet mediante tecnologia wireless appoggiandosi a un ignaro utente di qualche palazzo vicino. L'informatico è stato accompagnato in caserma per gli accertamenti di rito dove, controllando meglio il pc, i carabinieri hanno scoperto che l'uomo scaricava via Internet immagini e video che ritraevano bambini e bambine in atteggiamenti sessuali espliciti e violenti.
Subito è scattata d'iniziativa la perquisizione domiciliare: a casa c'era un altro pc portatile al cui interno, opportunamente nascoste con degli stratagemmi, i militari hanno trovato cartelle contenenti più di 5.000 immagini pedo-pornografiche e circa 100 video della stessa natura.
Nei pc erano salvati anche una serie di link che conducevano direttamente a siti pedofili che, nel corso dei prossimi giorni, saranno attentamente controllati da parte dei militari. Tra le migliaia di foto e video rinvenuti si distinguevano soprusi e violenze sessuali inenarrabili cui venivano sottoposti, da parte di uomini adulti, inermi e incolpevoli minori, spesso anche di età inferiore ai cinque anni. Il 37 enne è ora detenuto al carcere di Firenze 'Sollicciano'.
3 aprile 2008 fonte: www.bambinicoraggiosi.com

Compravendita di neonati, a giudizio mamma e complici

FRANCESCO FAENZA Battipaglia. Compravendita di neonati, a fine giugno inizia il processo. Quattro imputati, a partire dalla madre naturale, che afflitta da problemi di droga e alcol, vendette la figlia neonata in cambio di 5000 euro. Ad acquistare la bimba fu una coppia di giovani quarantenni battipagliesi. Problemi giudiziari anche per l'intermediario. L' "affare" nacque proprio con il suo intervento. L'uomo mise in contatto la madre naturale e la coppia di coniugi "adottivi". Stipulando anche la somma economica da sborsare per chiudere l'accordo. Concluse le indagini, sotto processo sono finite quattro persone di Battipaglia: Giovanna P., 36 anni, madre naturale della bimba; i coniugi Roberto V., 45 anni e Giuseppa G., 47 anni, che non riuscivano ad avere figli. Stralciata la posizione giudiziaria di Cosimo D.B., l'intermediario. La prima udienza del processo è in programma a fine giugno, al tribunale di Eboli. I tre imputati compariranno davanti al giudice Roberto D'Auria. La madre che ha venduto la figlia è difesa dagli avvocati Amedeo Sebastiano e Cosimo Saracino. I due legali battipagliesi punteranno la loro difesa sulle condizioni indigenti e precarie della madre, senza fissa dimora. I fatti risalgono al novembre del 2005. All'ospedale di Battipaglia venne registrata la nascita di una bimba, di nome Anna. Sul cognome falso viene commesso il primo reato, con la dichiarazione fasulla. Alla neonata fu attribuito il cognome dell'aspirante padre. Questi, prima del parto, scucì 1000 euro a titolo di caparra. L'operazione sembrò filare liscio, ma proprio sul finale qualcosa non andò per il verso giusto.I dipendenti dell'ospedale iniziarono ad insospettirsi. A convincerli dell'anomalia, poi, arrivano le dichiarazioni della madre naturale. Frasi contraddittorie e poco credibili. Giorni dopo la nascita della figlia, Giovanna P. dimostrò più volte di essere confusa e poco convincente. Tanto da far scattare un'inchiesta. La Procura aprì un fascicolo di indagine. Quattro battipagliesi furono raggiunti da un avviso di garanzia: falso materiale, falsa dichiarazione, alterazione dello stato civile. In udienza preliminare, un anno fa, la posizione di Cosimo D.B. fu stralciata. L'intermediario optò per un altro rito giudiziario. Il processo, a Eboli, si apre nei confronti dei tre protagonisti della triste vicenda. La prima udienza è in programma per fine giugno, quando le parti compariranno davanti al giudice D'Auria con la lista dei testimoni. Accusa e difesa si fronteggeranno in un dibattimento che si preannuncia dai toni drammatici. Di fronte alle gravi accuse e alle graniticità delle prove raccolte dalla Procura, non è escluso che gli imputati opteranno per il rito alternativo. Scoperta la compravendita della neonata, sulla vicenda intervennero i servizi sociali del comune di Battipaglia. La bambina fu affidata a un'altra coppia di coniugi, su decisione del Tribunale dei Minori.
Il Mattino 2 aprile 2008

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