L’imprenditore oggi accusato di aver abusato di quattro bambine era stato coinvolto in una sordida vicenda hard nel lontano 1993
L’orco aveva già molestato 400 ragazze
Rapporti completi nei colloqui a luci rosse: «Cerca la graffetta negli slip»L’inchiesta che aveva sconvolto Treviso si era chiusa nel nulla per le lacune della legge sulla violenza sessuale
L’orco di Villorba, accusato di aver abusato di quattro bambine, era già stato coinvolto in una brutta storia di molestie sessuali. Nel 1992 D. R., oggi sessantenne e all’epoca titolare di un’impresa commerciale di import-export a Treviso, era finito nel mirino delle forze dell’ordine perchè accusato di aver condotto test di assunzione a luci rosse. Circa quattrocento le vittime. «Cercami la graffetta negli slip, è un test americano», diceva alle aspiranti impiegate, tutte sotto i 25 anni, che avevano risposto al suo annuncio. Fino a quando una di queste non si è rivolta al sindacato smascherando gli agghiaccianti episodi. All’epoca ne uscì pulito dato che il codice penale, in materia di molestie sessuali, era del tutto lacunoso.Al suo annuncio pubblicitario avevano risposto in più di 400. Pochi i maschi, tutti scartati. Quasi tutte donne sotto i 25 anni con un diploma e la speranza di un lavoro. Di queste, molte se ne sono andate sconvolte dopo il primo approccio. Quelle che restavano lo facevano per ingenuità o per rassegnazione. La vicenda dei test d’assunzione hard, emersa nel dicembre del 1992, è tutta chiusa in quella che viene definita «una forma maniacale» dell’uomo. Le ragazze arrivavano al colloquio: c’era una prima fase di domande generiche, poi si passava al «test americano». Lui si infilava una graffetta negli slip, lei era costretta a fare altrettanto. Poi ciascuno doveva trovare quella addosso all’altro. Chi non la trovava pagava pegno ed era obbligato a spogliarsi: «Se non hai tabù con il sesso - diceva l’imprenditore - farò di te il mio braccio destro».Le ragazze che a questo punto non erano ancora scappate dovevano affrontare il terzo livello del colloquio a luci rosse: masturbazioni o rapporti orali anche se, a quanto era emerso, il maggior piacere lui lo traeva dalla vista del corpo nudo della ragazza o, a seconda di chi pagava pegno, dal fatto di mostrare il proprio. Per qualcuna poi l’assunzione era arrivata. Ma con questa erano arrivate nuove richieste. Tra i casi che avevano portato a galla questa triste vicenda, quello di una giovane che dopo due settimane si era licenziata perché lui pretendeva rapporti completi. E quello di una ragazzina, all’epoca dei fatti minorenne, che quei rapporti li aveva dovuti accettare perché la sua famiglia aveva bisogno dello stipendio per vivere e che cadeva preda di continue malattie per l’inconscio rifiuto a tornare a lavorare. «Vieni a letto con me altrimenti ti licenzio», era la formula che poi l’ha tradito.Alla polizia sono arrivati diversi esposti. Decine e decine di donne si sono presentate per confermare, ma nessuna ha voluto querelare per paura o vergogna verso il fidanzato, la famiglia o gli amici. La vicenda si è poi sostanzialmente chiusa con un nulla di fatto. E’ tornata a galla in questi giorni per una vicenda analoga che vede protagonista la stessa persona. L’uomo è ora accusato di pedofilia per gli abusi su quattro bimbe, denunciati da una di queste in una struggente lettera alla propria madre.
(Espresso Local11 marzo 2008)
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martedì 11 marzo 2008
giovedì 6 marzo 2008
Pedofilia, Treviso: Ragazzino adescato per foto a luci rosse
La Procura indaga su un giro di pornografia minorile nella Marca: adolescenti avvicinati con l’inganno e indotti a farsi riprendere in pose hard
Ragazzino adescato per foto a luci rosse
Scattate le prime perquisizioni: due persone nel mirino, sequestrati i cellulari
Un ragazzino trevigiano convinto con l’inganno a farsi riprendere in posizioni pornografiche da parte di adulti nei confronti dei quali sono ora in corso le perquisizioni. Almeno due, fino a questo momento, le persone finite nel mirino degli inquirenti e alle quali sono stati contestati i reati di pedopornografia e di sostituzione di persona. In un caso gli investigatori hanno sequestrato i cellulari che proverebbero i contatti tra gli adulti e il minore. Gli accertamenti della Procura, che coordina l’attività della polizia postale, sono ancora all’inizio.Un giro di pedopornografi che si scambiano immagini di ragazzini ripresi in pose hard: è l’ipotesi a cui sta lavorando la Procura di Treviso che ha disposto una serie di perquisizioni nei confronti di alcuni adulti residenti in città e nei centri vicini. Il sospetto è che un adolescente trevigiano sia stato contattato e convinto con l’inganno a farsi fotografare in atteggiamenti e posizioni a luci rosse. Le immagini così ottenute sarebbero state scambiate tra gli organizzatori del giro. Gli investigatori stanno ora cercando quelle immagini. Per questo sono state disposte una serie di perquisizioni a carico di svariate persone residenti nella Marca. Tra loro anche M.V., un giovane già finito nei guai per violenza sessuale nei confronti di una minore con la quale si era spacciato per carabiniere. L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandra Nava, si trova attualmente in cella. Nel caso a cui sta lavorando in queste ore la polizia postale, il reato contestato, oltre a quello di pornografia minorile (il 600 ter: chiunque sfrutta minori al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico è punito con la reclusione da 6 a 12 anni), è anche quello di sostituzione di persona. Chi ha contattato il tredicenne, insomma, lo ha fatto usando un’identità e una professione fasulla: con l’inganno lo avrebbe convinto ad accettare qualcosa della cui gravità il ragazzino non si è reso conto. I fatti si sarebbero verificati la scorsa estate, tra luglio e agosto, ma il caso è venuto alla luce solo in questi giorni e la Procura ha disposto immediatamente le perquisizioni. Sotto sequestro sono finiti alcuni cellulari che proverebbero l’avvenuto contatto col minore.
( La Tribuna di Treviso 06 marzo 2008)
Ragazzino adescato per foto a luci rosse
Scattate le prime perquisizioni: due persone nel mirino, sequestrati i cellulari
Un ragazzino trevigiano convinto con l’inganno a farsi riprendere in posizioni pornografiche da parte di adulti nei confronti dei quali sono ora in corso le perquisizioni. Almeno due, fino a questo momento, le persone finite nel mirino degli inquirenti e alle quali sono stati contestati i reati di pedopornografia e di sostituzione di persona. In un caso gli investigatori hanno sequestrato i cellulari che proverebbero i contatti tra gli adulti e il minore. Gli accertamenti della Procura, che coordina l’attività della polizia postale, sono ancora all’inizio.Un giro di pedopornografi che si scambiano immagini di ragazzini ripresi in pose hard: è l’ipotesi a cui sta lavorando la Procura di Treviso che ha disposto una serie di perquisizioni nei confronti di alcuni adulti residenti in città e nei centri vicini. Il sospetto è che un adolescente trevigiano sia stato contattato e convinto con l’inganno a farsi fotografare in atteggiamenti e posizioni a luci rosse. Le immagini così ottenute sarebbero state scambiate tra gli organizzatori del giro. Gli investigatori stanno ora cercando quelle immagini. Per questo sono state disposte una serie di perquisizioni a carico di svariate persone residenti nella Marca. Tra loro anche M.V., un giovane già finito nei guai per violenza sessuale nei confronti di una minore con la quale si era spacciato per carabiniere. L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandra Nava, si trova attualmente in cella. Nel caso a cui sta lavorando in queste ore la polizia postale, il reato contestato, oltre a quello di pornografia minorile (il 600 ter: chiunque sfrutta minori al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico è punito con la reclusione da 6 a 12 anni), è anche quello di sostituzione di persona. Chi ha contattato il tredicenne, insomma, lo ha fatto usando un’identità e una professione fasulla: con l’inganno lo avrebbe convinto ad accettare qualcosa della cui gravità il ragazzino non si è reso conto. I fatti si sarebbero verificati la scorsa estate, tra luglio e agosto, ma il caso è venuto alla luce solo in questi giorni e la Procura ha disposto immediatamente le perquisizioni. Sotto sequestro sono finiti alcuni cellulari che proverebbero l’avvenuto contatto col minore.
( La Tribuna di Treviso 06 marzo 2008)
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