Giudici, concorso morale della moglie
(ANSA)- MILANO, 17 DIC- Nove anni di reclusione a lui, sei a lei: queste le condanne a due coniugi accusati di avere sottoposto ad abusi sessuali i propri tre figli. Il collegio giudicante ha accolto le conclusioni del sostituto procuratore generale Piero De Petris, che ha ritenuto sussistente il concorso morale della donna e quello materiale dell'uomo nei fatti di violenza, compiuti anche da altre persone.
lunedì 17 dicembre 2007
Abusi sessuali sui bambini: l'epidemia nascosta
Sebbene l’abuso sessuale da parte di uno sconosciuto sia una delle cose più terrificanti a cui un genitore possa pensare, i bambini sono in realtà molto più vulnerabili agli abusi commessi da gente conosciuta alla famiglia ed alla Comunità. L'abuso su minorenne si verifica quando un adulto causa un danno psico-fisico (maltrattamenti) o un abuso sessuale su un bambino.I genitori dovrebbero sapere che:1. L’85 - 90% di tutti gli abusi sono effettuati da qualcuno conosciuto al bambino, qualcuno in una posizione di fiducia.2. Circa uno ogni quattro bambini sarà abusato sessualmente e/o maltrattato entro l’età di diciotto anni.3. La maggior parte degli abusi non causa danni fisici esteriormente visibili.4. Danni vengono dalla violazione fisica ed emotiva del bambino e dalla violazione di un rapporto di fiducia. Questi possono essere molto più duraturi della ferita fisica.5. La maggior parte di coloro che abusano sono familiari, amici e vicini di casa, qualcuno che il bambino conosce e di cui si fida.La difesa migliore per il bambinoIl modo migliore per impedire un abuso, quando il genitore o colui che si prende cura non è presente, è quello di fornire ai bambini le conoscenze necessarie a proteggersi. La prevenzione essenziale può essere insegnata senza palare di abuso. I bambini non hanno bisogno di sapere cosa è un abuso e chi sono i pervertiti, che cosa fanno e perché lo fanno.Non hanno bisogno di sapere che la gente che amano potrebbe fargli del male. Piuttosto, la prevenzione va insegnata attraverso messaggi positivi e concreti che danno a bambini la capacità di comportarsi con efficacia qualora si trovino in situazioni potenzialmente pericolose. La realtà è che ci sono momenti in cui i bambini possono e devono essere responsabili del loro proprio benessere, come quando sono soli con un potenziale aggressore. Devono sapere che saranno creduti e sostenuti dai loro genitori o da chi si prende cura di loro.Le migliori difese che i bambini hanno contro gli abusi sono:* L’istinto* La capacità di valutare e maneggiare esattamente svariate situazioni.* Sapere dove e come ottenere aiuto.* Sapere che saranno credutiBambini dovete sapere che:* Il corpo appartiene a voi.* Avete il diritto di dire chi vi tocca e come.* Se qualcuno vi tocca in un modo che non gradite, in un modo che vi fa sentire divertiti e allo stesso tempo infastiditi dentro, o in un modo che pensate sia sbagliato o che i vostri genitori penserebbero sia sbagliato, è giusto dire "no."* Se la persona non si ferma bisogna dire: "sto andando dire a" e quindi farlo senza pensare a qualsiasi conseguenza* Se avete un problema, continuate a parlarne finché qualcuno non vi aiuta.I bambini imparano che possono avere più controllo su ciò che accade ai loro corpi quando gli insegniamo, e quando gli mostriamo con il nostro comportamento, che i loro corpi appartengono solo a loro stessi. Bambini di due e tre anni già conoscono come preferiscono essere toccati e come no.Le tecniche di prevenzione degli abusi sui minori devono essere imparate sia da un punto di vista teorico che pratico.Come rispondere se un bambino vi parla di un abuso.
Il trauma di un bambino che segnala l'abuso è molto reale. Se ciò accade, la prima cosa da fare è di rimanere calmi e appoggiare il bambino. Bisogna dare al bambino la possibilità di dire a modo suo che cosa è accaduto. Non bisogna avere reazioni eccessive e non bisogna criticare il bambino in alcun modo.
Il Bambino ha bisogno di sentirsi dire:* Che gli credete e che siete felici perché ve ne abbiano parlato.* Che non ha fatto nulla di male.* Che farete tutto ciò che potete per fare in modo che ciò non accada di nuovo e che farete tutto il vostro possibile per aiutarlo.* Non promettete al bambino che farete qualche cosa di specifico. Potreste non essere in grado di mantenere quella promessa.* Bambini che segnalano un abuso fisico e sessuale devono essere esaminati da un medico. Se possibile trovate un medico che il bambino conosce o uno che ha esperienza nella gestione di queste situazioni.RICORDARSI CHE: quasi senza eccezioni i bambini non mentono quando dichiarano un abuso, al massimo negano che sia avvenuto.
Denuncia di un sospetto abuso perpetrato ai danni di un bambino
Come dicevamo prima spesso il responsabile è una persona conosciuta della comunità e in questi casi molte persone si troveranno a difendere l’accusato dicendo la classica frase:”E’ una persona per bene, non farebbe mai male a nessuno.. etc etc.” E’ importante quindi ricordarsi di che la responsabilità TOTALE dell'offesa è dell’aggressore! La denuncia PROTEGGE il bambino in questione e può proteggere altri bambini da eventuali futuri abusi. Una persona che denuncia un sospetto di abuso non è responsabile del rovinare la vita dell'accusato. La persona che ha il coraggio e si prende la responsabilità di denunciare l’accaduto sta salvando sia la vittima attuale che una probabile vittima futura.
CHIUNQUE ha il dovere morale di segnalare, mediante denuncia o querela, all'autorità giudiziaria, anche oralmente, un caso ritenuto sospetto di abuso sul minore o di maltrattamento.La denuncia è uno degli atti con cui si acquisisce la notizia di reato che da propulsione alle indagini preliminari. E' ovvio che chi sporge denuncia o querela debba quantomeno rispettare i presupposti previsti dal Codice penale e cioè riportare un fatto totalmente attinente alla realtà dell'accaduto percepito (usando un po' la normale "diligenza del buon padre di famiglia"), salvo incorrere nel reato di calunnia. Per chiarezza non si possono riportare fatti inventati o solo frutto di supposizioni.la denuncia ha il solo compito di "allertare" l' Autorità Giudiziaria di un possibile reato con la relativa conseguenza dell'inizio delle indagini da parte della stessa.Anche se denunciare un abuso può essere difficile, abbiamo l’obbligo di agire per conto di tutti i bambini. Se non lo facciamo noi, chi lo farà?
Articolo scritto sotto la supervisione tecnica e legale di Alessandro Iacovazzi, Dottore in giurisprudenza.Riferimenti alle norme: artt. 331-334 Codice Procedura Penale, artt. 609 bis e ss. e 368 del Codice Penale.
http://psiche-soma.blogspot.com/2007/12/iniziativa-blogger-contro-gli-abusi.html
Il trauma di un bambino che segnala l'abuso è molto reale. Se ciò accade, la prima cosa da fare è di rimanere calmi e appoggiare il bambino. Bisogna dare al bambino la possibilità di dire a modo suo che cosa è accaduto. Non bisogna avere reazioni eccessive e non bisogna criticare il bambino in alcun modo.
Il Bambino ha bisogno di sentirsi dire:* Che gli credete e che siete felici perché ve ne abbiano parlato.* Che non ha fatto nulla di male.* Che farete tutto ciò che potete per fare in modo che ciò non accada di nuovo e che farete tutto il vostro possibile per aiutarlo.* Non promettete al bambino che farete qualche cosa di specifico. Potreste non essere in grado di mantenere quella promessa.* Bambini che segnalano un abuso fisico e sessuale devono essere esaminati da un medico. Se possibile trovate un medico che il bambino conosce o uno che ha esperienza nella gestione di queste situazioni.RICORDARSI CHE: quasi senza eccezioni i bambini non mentono quando dichiarano un abuso, al massimo negano che sia avvenuto.
Denuncia di un sospetto abuso perpetrato ai danni di un bambino
Come dicevamo prima spesso il responsabile è una persona conosciuta della comunità e in questi casi molte persone si troveranno a difendere l’accusato dicendo la classica frase:”E’ una persona per bene, non farebbe mai male a nessuno.. etc etc.” E’ importante quindi ricordarsi di che la responsabilità TOTALE dell'offesa è dell’aggressore! La denuncia PROTEGGE il bambino in questione e può proteggere altri bambini da eventuali futuri abusi. Una persona che denuncia un sospetto di abuso non è responsabile del rovinare la vita dell'accusato. La persona che ha il coraggio e si prende la responsabilità di denunciare l’accaduto sta salvando sia la vittima attuale che una probabile vittima futura.
CHIUNQUE ha il dovere morale di segnalare, mediante denuncia o querela, all'autorità giudiziaria, anche oralmente, un caso ritenuto sospetto di abuso sul minore o di maltrattamento.La denuncia è uno degli atti con cui si acquisisce la notizia di reato che da propulsione alle indagini preliminari. E' ovvio che chi sporge denuncia o querela debba quantomeno rispettare i presupposti previsti dal Codice penale e cioè riportare un fatto totalmente attinente alla realtà dell'accaduto percepito (usando un po' la normale "diligenza del buon padre di famiglia"), salvo incorrere nel reato di calunnia. Per chiarezza non si possono riportare fatti inventati o solo frutto di supposizioni.la denuncia ha il solo compito di "allertare" l' Autorità Giudiziaria di un possibile reato con la relativa conseguenza dell'inizio delle indagini da parte della stessa.Anche se denunciare un abuso può essere difficile, abbiamo l’obbligo di agire per conto di tutti i bambini. Se non lo facciamo noi, chi lo farà?
Articolo scritto sotto la supervisione tecnica e legale di Alessandro Iacovazzi, Dottore in giurisprudenza.Riferimenti alle norme: artt. 331-334 Codice Procedura Penale, artt. 609 bis e ss. e 368 del Codice Penale.
http://psiche-soma.blogspot.com/2007/12/iniziativa-blogger-contro-gli-abusi.html
Se la paura rende muti chiama l'800-025777
Se la paura rende muti, chiama l'800-025777
E' partita ufficialmente mercoledì 12 dicembre la nuova campagna di Telefono Arcobaleno contro gli abusi sui minori intitolata “La paura rende muti: chiama il numero verde 800-025777. Fulcro della campagna, il numero verde dell'associazione 800 025777, che può essere contattato direttamente da bambini, da adolescenti o da adulti che vogliano segnalare una situazione di disagio che coinvolga un minore.
“La paura rende muti”: una iniziativa partita da mercoledì 12 ad opera di Telefono Arcobaleno. Un nuovo impegno nella lotta contro gli abusi sui minori, con cui l'associazione - che dal 1996 si occupa della tutela dei diritti inviolabili dell'infanzia ed è attiva soprattutto nella lotta alla pedofilia on-line - si rivolge agli adulti, perché il bambino vittima di un abuso vive un trauma che raramente gli permette di chiedere aiuto in prima persona. Fulcro della campagna, il numero verde dell'associazione 800 025777, che può essere contattato direttamente da bambini, da adolescenti o da adulti che vogliano segnalare una situazione di disagio che coinvolga un minore; da genitori o familiari che abbiano bisogno di ricevere consigli professionali; da insegnanti ed educatori, o semplicemente da coloro che ricercano informazioni ed orientamento sul tema della tutela dell'infanzia. “Nel corso della nostra lunga esperienza - afferma Silvia Reitano, psicoterapeuta, responsabile della Linea Nazionale contro l’abuso di Telefono Arcobaleno - abbiamo avuto modo di riscontrare che a fronte di un’altissima percentuale di adulti che, ogni giorno, si fa portavoce della sofferenza dei bambini, la percentuale di minori in difficoltà che si rivolge direttamente al nostro numero verde è minima: l’1,5% delle telefonate del 2005 e il 6% del 2006. In particolare, i dati relativi alle telefonate pervenute nel 2005 e nel 2006 mostra un’alta percentuale di genitori (circa il 30%), di vicini di casa (17%) di parenti (13%), che chiama il numero verde per segnalare abusi ai danni di un bambino.” La Linea nazionale contro l'abuso ha lo scopo di accogliere ogni problematica o situazione di disagio in cui - direttamente o indirettamente - siano coinvolti minori. L'accoglienza e la gestione è affidata ad un'equipe pluridisciplinare specializzata costituita da psicoterapeuti, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, consulenti legali, mediatori familiari, informatici, che operano con l'obiettivo di mettere in atto azioni specifiche di rilevazione e presa in carico dei casi di sospetto abuso e maltrattamento in danno di minori. Il servizio si propone non solo quale punto di riferimento per i minori in condizioni di disagio e per le loro famiglie, ma anche come osservatorio sociale sulla condizione dell'infanzia nel nostro Paese. La Linea Nazionale contro L'abuso di Telefono Arcobaleno offre un servizio di ascolto, orientamento e consulenza ed opera in modo strettamente integrato con tutti gli altri nodi della rete sociale di supporto, permettendo uno scambio costante di informazioni e la definizione progressiva di azioni integrate sul territorio.
Per maggiori informazioni: www.telefonoarcobaleno.org
Linda Grilli
E' partita ufficialmente mercoledì 12 dicembre la nuova campagna di Telefono Arcobaleno contro gli abusi sui minori intitolata “La paura rende muti: chiama il numero verde 800-025777. Fulcro della campagna, il numero verde dell'associazione 800 025777, che può essere contattato direttamente da bambini, da adolescenti o da adulti che vogliano segnalare una situazione di disagio che coinvolga un minore.
“La paura rende muti”: una iniziativa partita da mercoledì 12 ad opera di Telefono Arcobaleno. Un nuovo impegno nella lotta contro gli abusi sui minori, con cui l'associazione - che dal 1996 si occupa della tutela dei diritti inviolabili dell'infanzia ed è attiva soprattutto nella lotta alla pedofilia on-line - si rivolge agli adulti, perché il bambino vittima di un abuso vive un trauma che raramente gli permette di chiedere aiuto in prima persona. Fulcro della campagna, il numero verde dell'associazione 800 025777, che può essere contattato direttamente da bambini, da adolescenti o da adulti che vogliano segnalare una situazione di disagio che coinvolga un minore; da genitori o familiari che abbiano bisogno di ricevere consigli professionali; da insegnanti ed educatori, o semplicemente da coloro che ricercano informazioni ed orientamento sul tema della tutela dell'infanzia. “Nel corso della nostra lunga esperienza - afferma Silvia Reitano, psicoterapeuta, responsabile della Linea Nazionale contro l’abuso di Telefono Arcobaleno - abbiamo avuto modo di riscontrare che a fronte di un’altissima percentuale di adulti che, ogni giorno, si fa portavoce della sofferenza dei bambini, la percentuale di minori in difficoltà che si rivolge direttamente al nostro numero verde è minima: l’1,5% delle telefonate del 2005 e il 6% del 2006. In particolare, i dati relativi alle telefonate pervenute nel 2005 e nel 2006 mostra un’alta percentuale di genitori (circa il 30%), di vicini di casa (17%) di parenti (13%), che chiama il numero verde per segnalare abusi ai danni di un bambino.” La Linea nazionale contro l'abuso ha lo scopo di accogliere ogni problematica o situazione di disagio in cui - direttamente o indirettamente - siano coinvolti minori. L'accoglienza e la gestione è affidata ad un'equipe pluridisciplinare specializzata costituita da psicoterapeuti, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, consulenti legali, mediatori familiari, informatici, che operano con l'obiettivo di mettere in atto azioni specifiche di rilevazione e presa in carico dei casi di sospetto abuso e maltrattamento in danno di minori. Il servizio si propone non solo quale punto di riferimento per i minori in condizioni di disagio e per le loro famiglie, ma anche come osservatorio sociale sulla condizione dell'infanzia nel nostro Paese. La Linea Nazionale contro L'abuso di Telefono Arcobaleno offre un servizio di ascolto, orientamento e consulenza ed opera in modo strettamente integrato con tutti gli altri nodi della rete sociale di supporto, permettendo uno scambio costante di informazioni e la definizione progressiva di azioni integrate sul territorio.
Per maggiori informazioni: www.telefonoarcobaleno.org
Linda Grilli
domenica 16 dicembre 2007
Pedofilia Rignano Flaminio:NESSUNO E' STATO SCAGIONATO
DAL SITO http://www.bambinicoraggiosi.com/
Rignano Flaminio: Perché la perizia dei Ris non può escludere che gli abusi ci siano stati
di Roberta Lerici
La fiducia nella giustizia e nella magistratura che continua a indagare sulla tragedia di Rignano Flaminio, mi portano a ritenere che, qualora fosse confermato anche nell’incidente probatorio del 18 dicembre che non vi siano corrispondenze fra i reperti raccolti dai Ris nelle abitazioni e nelle auto di alcuni indagati e i bambini che stanno sostenendo l’incidente probatorio, questo non significherebbe nulla. Oltre al fatto che i reperti siano stati raccolti sei mesi dopo l'inizio delle indagini, devo ricordare che in tutte le sedi giudiziarie in cui si è dovuto analizzare il caso di Rignano Flaminio, nessuno ha mai affermato che i bambini non fossero stati abusati. Se mai, l’incertezza è stata posta sui metodi di attuazione dell’abuso e sull’accertamento delle responsabilità degli indagati per tali abusi (da parte della Cassazione che sulla sentenza del Riesame si è espressa, però, solo sui primi sei casi denunciati e non su tutti i diciannove, senza poter considerare i successivi indizi raccolti). Il valore ed il peso giudiziario della perizia dei Ris si conosceranno solo dopo l’incidente probatorio del 18 dicembre, quando tutte le parti potranno porre domande ai Ris, che spiegheranno nei dettagli le loro conclusioni. Per evitare brutte figure come quella della diffusione di indiscrezioni sulla sentenza della Cassazione in cui molti si sono lanciati ad affermare che “gli abusi andavano cercati fuori dalla scuola”, (fatto che ha costretto a un'immediata smentita il primo Presidente Carbone :“Nella sentenza non è scritto che gli abusi vadano cercati fuori dalla scuola”), penso sia meglio attendere. Meglio evitare titoli come quelli apparsi oggi che attribuiscono alla perizia dei Ris il potere di escludere gli abusi sui bambini. Si può delinquere anche senza lasciare la propria firma, come è avvenuto in due casi recenti. E questo lo dico a prescindere da chi sia il responsabile, visto che solo la magistratura potrà stabilirlo. Il fatto che qui non ci sia stato un omicidio, non significa che non ci sia stato un reato. Il fatto che nessuna perizia dei Ris sul caso Perugia abbia inchiodato l'assassino, significa forse che la studentessa inglese non sia stata uccisa? Significa forse che non ci siano persone indagate? Su questo sito, poi, ho pubblicato numerose sentenze della Cassazione che indicano in modo inequivocabile come la sola testimonianza dei bambini nei processi per abuso sessuale e non solo, abbia portato a condanne definitive, anche in mancanza di altri riscontri. La testimonianza dei bambini ha valore di prova, eppure in molti sembrano non saperlo. In questi giorni i magistrati stanno ascoltando anche bambini più grandi. Le indagini non sono ancora finite. Non è cambiato nulla. Il loro impegno prosegue, perché sapere chi abbia abusato dei bambini di Rignano Flaminio è imprescindibile, non solo per le famiglie e gli abitanti di Rignano, ma per tutto il nostro Paese. Non si può pensare che qualcuno riesca a sfuggire alle maglie della giustizia dopo aver distrutto l’infanzia a tanti bambini e la vita a tanti genitori. Siamo rimasti inorriditi dalle testimonianze rese dai tre bambini che, finora, hanno sostenuto l'incidente probatorio. Erano tra i più piccoli. Ne restano ancora 15 o 18 (se verrà accolta la richiesta del PM di aggiungerne altri tre). Passeremo un altro anno a sentire raccontare orrori. Passeremo un altro anno a sentire una parte di stampa e di opinione pubblica dare dei "bugiardi" a bambini e genitori, e dei “testardi” agli inquirenti. Mentre i bambini continueranno a stare male e i genitori continueranno a farli curare. E’ davvero questo il paese in cui vogliamo vivere?
Fonte:http://www.vivicentro.org/ (pedofilia Rignano Flaminio)
Rignano Flaminio: Perché la perizia dei Ris non può escludere che gli abusi ci siano stati
di Roberta Lerici
La fiducia nella giustizia e nella magistratura che continua a indagare sulla tragedia di Rignano Flaminio, mi portano a ritenere che, qualora fosse confermato anche nell’incidente probatorio del 18 dicembre che non vi siano corrispondenze fra i reperti raccolti dai Ris nelle abitazioni e nelle auto di alcuni indagati e i bambini che stanno sostenendo l’incidente probatorio, questo non significherebbe nulla. Oltre al fatto che i reperti siano stati raccolti sei mesi dopo l'inizio delle indagini, devo ricordare che in tutte le sedi giudiziarie in cui si è dovuto analizzare il caso di Rignano Flaminio, nessuno ha mai affermato che i bambini non fossero stati abusati. Se mai, l’incertezza è stata posta sui metodi di attuazione dell’abuso e sull’accertamento delle responsabilità degli indagati per tali abusi (da parte della Cassazione che sulla sentenza del Riesame si è espressa, però, solo sui primi sei casi denunciati e non su tutti i diciannove, senza poter considerare i successivi indizi raccolti). Il valore ed il peso giudiziario della perizia dei Ris si conosceranno solo dopo l’incidente probatorio del 18 dicembre, quando tutte le parti potranno porre domande ai Ris, che spiegheranno nei dettagli le loro conclusioni. Per evitare brutte figure come quella della diffusione di indiscrezioni sulla sentenza della Cassazione in cui molti si sono lanciati ad affermare che “gli abusi andavano cercati fuori dalla scuola”, (fatto che ha costretto a un'immediata smentita il primo Presidente Carbone :“Nella sentenza non è scritto che gli abusi vadano cercati fuori dalla scuola”), penso sia meglio attendere. Meglio evitare titoli come quelli apparsi oggi che attribuiscono alla perizia dei Ris il potere di escludere gli abusi sui bambini. Si può delinquere anche senza lasciare la propria firma, come è avvenuto in due casi recenti. E questo lo dico a prescindere da chi sia il responsabile, visto che solo la magistratura potrà stabilirlo. Il fatto che qui non ci sia stato un omicidio, non significa che non ci sia stato un reato. Il fatto che nessuna perizia dei Ris sul caso Perugia abbia inchiodato l'assassino, significa forse che la studentessa inglese non sia stata uccisa? Significa forse che non ci siano persone indagate? Su questo sito, poi, ho pubblicato numerose sentenze della Cassazione che indicano in modo inequivocabile come la sola testimonianza dei bambini nei processi per abuso sessuale e non solo, abbia portato a condanne definitive, anche in mancanza di altri riscontri. La testimonianza dei bambini ha valore di prova, eppure in molti sembrano non saperlo. In questi giorni i magistrati stanno ascoltando anche bambini più grandi. Le indagini non sono ancora finite. Non è cambiato nulla. Il loro impegno prosegue, perché sapere chi abbia abusato dei bambini di Rignano Flaminio è imprescindibile, non solo per le famiglie e gli abitanti di Rignano, ma per tutto il nostro Paese. Non si può pensare che qualcuno riesca a sfuggire alle maglie della giustizia dopo aver distrutto l’infanzia a tanti bambini e la vita a tanti genitori. Siamo rimasti inorriditi dalle testimonianze rese dai tre bambini che, finora, hanno sostenuto l'incidente probatorio. Erano tra i più piccoli. Ne restano ancora 15 o 18 (se verrà accolta la richiesta del PM di aggiungerne altri tre). Passeremo un altro anno a sentire raccontare orrori. Passeremo un altro anno a sentire una parte di stampa e di opinione pubblica dare dei "bugiardi" a bambini e genitori, e dei “testardi” agli inquirenti. Mentre i bambini continueranno a stare male e i genitori continueranno a farli curare. E’ davvero questo il paese in cui vogliamo vivere?
Fonte:http://www.vivicentro.org/ (pedofilia Rignano Flaminio)
Giovedì, 13 Dicembre 2007 - 16:24
RIGNANO: RIS, NON TROVATI DNA NE' IMPRONTE DEI BIMBI
ROMA - Nessun reperto sia dal punto di vista del Dna sia dal punto di vista delle impronte digitali, attribuibile ai bambini vittime dei presunti abusi sessuali a Rignano Flaminio, è stato trovato dai carabinieri del Ris su i peluche e l'auto di una delle maestre indagate dalla procura di Tivoli. E' quanto emerge dalla perizia depositata oggi dagli stessi carabinieri del Ris al gip del Tribunale di Tivoli. Nelle oltre mille pagine della perizia svolta dai carabinieri del Ris di Messina, secondo quanto riferito dall'avvocato Roberto Borgogno, uno dei difensori degli indagati Gianfranco Scancarello, autore tv, e della moglie Patrizia Del Meglio, maestra della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, si afferma che non vi sono elementi che fanno risalire ai bambini ritenuti sessualmente abusati le tracce biologiche ricavate dai peluche sequestrati nella abitazione della Del Meglio e nell'auto di Marisa Pucci, altra maestra finita sotto inchiesta. "E' uno zero assoluto - ha detto Borgogno - dal punto di vista dell'accusa". L'accertamento era stato disposto in sede di incidente probatorio per verificare se le tracce biologiche riscontrate sui peluche e nell'auto della maestra Pucci erano riconducibili ai 19 bimbi della scuola 'Olga Rovere' vittime dei presunti abusi sessuali. I carabinieri del Ris di Messina prelevarono la saliva dei bimbi (da cui hanno ricavato i codici genetici) il 13 novembre scorso. Fu prelevato anche il dna dei sette indagati sempre su disposizione del gip del Tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli. Tutti e sette gli indagati dal pm di Tivoli Marco Mansi, le maestre, la bidella e l'autore tv Gianfranco Scancarello, nonché il benzinaio cingalese Kelum Weramuni Da Silva, si sottoposero al tampone - per il prelievo della saliva - nella caserma dei carabinieri di Bracciano, in provincia di Roma. Una volta isolati i dna di indagati e presunte vittime, i codici genetici sono stati comparati dagli esperti con quelli che gli stessi carabinieri avevano trovato durante le loro indagini su capelli, peli e altro materiale biologico repertato nelle abitazioni, sui peluche, e nelle auto di alcuni dei sette indagati, con esito negativo per l'accusa. La discussione sull'esito delle analisi è comunque prevista il 18 dicembre prossimo.
RIGNANO: RIS, NON TROVATI DNA NE' IMPRONTE DEI BIMBI
ROMA - Nessun reperto sia dal punto di vista del Dna sia dal punto di vista delle impronte digitali, attribuibile ai bambini vittime dei presunti abusi sessuali a Rignano Flaminio, è stato trovato dai carabinieri del Ris su i peluche e l'auto di una delle maestre indagate dalla procura di Tivoli. E' quanto emerge dalla perizia depositata oggi dagli stessi carabinieri del Ris al gip del Tribunale di Tivoli. Nelle oltre mille pagine della perizia svolta dai carabinieri del Ris di Messina, secondo quanto riferito dall'avvocato Roberto Borgogno, uno dei difensori degli indagati Gianfranco Scancarello, autore tv, e della moglie Patrizia Del Meglio, maestra della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, si afferma che non vi sono elementi che fanno risalire ai bambini ritenuti sessualmente abusati le tracce biologiche ricavate dai peluche sequestrati nella abitazione della Del Meglio e nell'auto di Marisa Pucci, altra maestra finita sotto inchiesta. "E' uno zero assoluto - ha detto Borgogno - dal punto di vista dell'accusa". L'accertamento era stato disposto in sede di incidente probatorio per verificare se le tracce biologiche riscontrate sui peluche e nell'auto della maestra Pucci erano riconducibili ai 19 bimbi della scuola 'Olga Rovere' vittime dei presunti abusi sessuali. I carabinieri del Ris di Messina prelevarono la saliva dei bimbi (da cui hanno ricavato i codici genetici) il 13 novembre scorso. Fu prelevato anche il dna dei sette indagati sempre su disposizione del gip del Tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli. Tutti e sette gli indagati dal pm di Tivoli Marco Mansi, le maestre, la bidella e l'autore tv Gianfranco Scancarello, nonché il benzinaio cingalese Kelum Weramuni Da Silva, si sottoposero al tampone - per il prelievo della saliva - nella caserma dei carabinieri di Bracciano, in provincia di Roma. Una volta isolati i dna di indagati e presunte vittime, i codici genetici sono stati comparati dagli esperti con quelli che gli stessi carabinieri avevano trovato durante le loro indagini su capelli, peli e altro materiale biologico repertato nelle abitazioni, sui peluche, e nelle auto di alcuni dei sette indagati, con esito negativo per l'accusa. La discussione sull'esito delle analisi è comunque prevista il 18 dicembre prossimo.
Etichette:
deposito perizia,
pelouches,
Rignano Flaminio: perizie Ris
Molestava i bambini in parrocchia, condannato a sette anni
Ma il giovane informatico reggiano Andrea Terzi sta compiendo un percorso di recupero
REGGIO EMILIA (14 DIC. 2007) - Sette anni di carcere. E' la condanna che dovrà scontare Andrea Terzi, il tecnico informatico di 31 anni di Gualtieri che ha confessato di aver molestato due bambini che frequentavano la parrocchia del paese, dove lavorava come educatore, e di aver conservato sul suo computer materiale pedo-pornografico che poi divulgava tramite internet. Il giovane dovrà anche pagare 24 mila e 500 euro di multa. Il collegio dei giudici, presieduto da Pietro Fanile, è rimasto in camera di consiglio per tre ore prima di emettere, intorno alle 13, la sentenza.
In aula c'era anche l'imputato, accompagnato dal suo difensore, l'avvocato Mario Burani. Il legale ha chiesto una pena che potesse permettergli il reinserimento sociale, sottolineando come il giovane si sia sempre dimostrato collaborativo nei confronti degli inquirenti, chiedendo egli stesso che il suo pc fosse sequestrato per non cadere in tentanzione, e come da due anni stia seguendo un percorso di cura. Andrea Terzi era stato arrestato il 10 gennaio 2006. Le indagini relative a un giro di pedofilia in rete erano partite dalla procura di Milano e avevano portato all'insospettabile esperto informatico, titolare di una piccola impresa di servizi, volontario nella parrocchia del paese.
Ma proprio durante la sua attività di educatore, negli anni dal 2000 al 2003, il giovane avvicinava i bambini, li ricopriva di attenzioni per conquistare la loro fiducia. Poi li accompagnava in luoghi appartati, abusava di loro, li filmava e fotografava per poi scambiare il materiale con altri pedofili sul web. Contro di lui c'è la denuncia di due piccoli che oggi hanno 12 e 13 anni. Nell'udienza precedente, il pm Maria Rita Pantanti aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione e il pagamento di una multa di 30 mila euro. Le famiglie delle due vittime sono già state risarcite e sono uscite dal processo. Terzi, agli arresti domiciliari da alcuni mesi, ha già scontato due anni di reclusione. Gliene restano altri cinque. Il suo avvocato sta valutando il ricorso in appello. I giudici hanno inoltre decretato l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e non solo: Andrea Terzi non potrà mai più fare l'educatore.
REGGIO EMILIA (14 DIC. 2007) - Sette anni di carcere. E' la condanna che dovrà scontare Andrea Terzi, il tecnico informatico di 31 anni di Gualtieri che ha confessato di aver molestato due bambini che frequentavano la parrocchia del paese, dove lavorava come educatore, e di aver conservato sul suo computer materiale pedo-pornografico che poi divulgava tramite internet. Il giovane dovrà anche pagare 24 mila e 500 euro di multa. Il collegio dei giudici, presieduto da Pietro Fanile, è rimasto in camera di consiglio per tre ore prima di emettere, intorno alle 13, la sentenza.
In aula c'era anche l'imputato, accompagnato dal suo difensore, l'avvocato Mario Burani. Il legale ha chiesto una pena che potesse permettergli il reinserimento sociale, sottolineando come il giovane si sia sempre dimostrato collaborativo nei confronti degli inquirenti, chiedendo egli stesso che il suo pc fosse sequestrato per non cadere in tentanzione, e come da due anni stia seguendo un percorso di cura. Andrea Terzi era stato arrestato il 10 gennaio 2006. Le indagini relative a un giro di pedofilia in rete erano partite dalla procura di Milano e avevano portato all'insospettabile esperto informatico, titolare di una piccola impresa di servizi, volontario nella parrocchia del paese.
Ma proprio durante la sua attività di educatore, negli anni dal 2000 al 2003, il giovane avvicinava i bambini, li ricopriva di attenzioni per conquistare la loro fiducia. Poi li accompagnava in luoghi appartati, abusava di loro, li filmava e fotografava per poi scambiare il materiale con altri pedofili sul web. Contro di lui c'è la denuncia di due piccoli che oggi hanno 12 e 13 anni. Nell'udienza precedente, il pm Maria Rita Pantanti aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione e il pagamento di una multa di 30 mila euro. Le famiglie delle due vittime sono già state risarcite e sono uscite dal processo. Terzi, agli arresti domiciliari da alcuni mesi, ha già scontato due anni di reclusione. Gliene restano altri cinque. Il suo avvocato sta valutando il ricorso in appello. I giudici hanno inoltre decretato l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e non solo: Andrea Terzi non potrà mai più fare l'educatore.
AFRICA/GIBUTI - “Stiamo cercando di risolvere la vicenda nel modo migliore perché sono sicuro dell’innocenza di don Sandro”
dice il vescovo di Gibuti commentando la detenzione del sacerdote
Gibuti (Agenzia Fides)-“Stiamo cercando di risolvere la questione nel modo migliore e di ottenere presto la liberazione di don Sandro” dice all’Agenzia Fides S.E. Mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti, il cui Vicario Generale don Sandro De Pretis è in carcere dal 28 ottobre, senza alcuna accusa precisa.“Sono completamente certo dell’innocenza di don Sandro, anche perché ad aprile, dopo che erano iniziate a circolare delle voci sul suo conto, ho svolto personalmente un’accurata inchiesta e non è emerso nulla che potesse avvalora quelle accuse” precisa il Vescovo di Gibuti. Don Sandro si trova al momento in reclusione preventiva in attesa di giudizio . Secondo il settimanale diocesano la “Vita Trentina” “''appaiono ridicole le ipotesi che ventilerebbero un suo coinvolgimento in una rete di pedofilia, in seguito alla scoperta di una serie di sue fotografie in cui appaiono anche bambini. Si tratta infatti delle stesse foto che don Sandro, all'inizio dell'estate, portò alla redazione di “Vita Trentina” per arricchire l'archivio fotografico, povero di immagini originali del Corno d'Africa”.“Don Sandro è una persona molto attiva e forse ha dato fastidio a qualcuno” avanza l’ipotesi Mons. Bertin. “La vicenda parte dalle accuse lanciata da un’associazione espulsa anni dalla Caritas, con la quale si è giunti di recente a risolvere una vertenza giudiziaria durata 10 anni. Sono comunque fiducioso che si farà completa chiarezza sulla vicenda e che don Sandro verrà riconosciuto innocente” conclude Mons. Bertin.
(L.M.) (Agenzia Fides 14/12/2007 )
Gibuti (Agenzia Fides)-“Stiamo cercando di risolvere la questione nel modo migliore e di ottenere presto la liberazione di don Sandro” dice all’Agenzia Fides S.E. Mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti, il cui Vicario Generale don Sandro De Pretis è in carcere dal 28 ottobre, senza alcuna accusa precisa.“Sono completamente certo dell’innocenza di don Sandro, anche perché ad aprile, dopo che erano iniziate a circolare delle voci sul suo conto, ho svolto personalmente un’accurata inchiesta e non è emerso nulla che potesse avvalora quelle accuse” precisa il Vescovo di Gibuti. Don Sandro si trova al momento in reclusione preventiva in attesa di giudizio . Secondo il settimanale diocesano la “Vita Trentina” “''appaiono ridicole le ipotesi che ventilerebbero un suo coinvolgimento in una rete di pedofilia, in seguito alla scoperta di una serie di sue fotografie in cui appaiono anche bambini. Si tratta infatti delle stesse foto che don Sandro, all'inizio dell'estate, portò alla redazione di “Vita Trentina” per arricchire l'archivio fotografico, povero di immagini originali del Corno d'Africa”.“Don Sandro è una persona molto attiva e forse ha dato fastidio a qualcuno” avanza l’ipotesi Mons. Bertin. “La vicenda parte dalle accuse lanciata da un’associazione espulsa anni dalla Caritas, con la quale si è giunti di recente a risolvere una vertenza giudiziaria durata 10 anni. Sono comunque fiducioso che si farà completa chiarezza sulla vicenda e che don Sandro verrà riconosciuto innocente” conclude Mons. Bertin.
(L.M.) (Agenzia Fides 14/12/2007 )
Etichette:
arresto missionario trentino,
gibuti,
mons.Giorgio Bertin
Iscriviti a:
Post (Atom)



