Il Gup del Tribunale dell'Aquila, ha rinviato a giudizio il 26 febbraio 2009, con l'accusa di violenza sessuale aggravata, un uomo di 78 anni di Preturo, frazione dell'Aquila. Secondo l'accusa, l'anziano dal 2000 al 2005 avrebbe abusato della nipotina di 5 anni di cui aveva la patria potesta' circostanza che lo avrebbe portato tre, quattro volte alla settimana ad abusare della minore. In particolare la bimba sarebbe stata costretta a toccare le parti intime del nonno e a sua volta a subirli, con tanto di baci in bocca. (AGI)
(iL cENTRO 18 novembre 2008 ore 16.36)
martedì 18 novembre 2008
venerdì 14 novembre 2008
Pedofilia, Gianfranco Bartoli resta in carcere
di Redazione
giovedì 13 novembre 2008 18:21
Gianfranco Bartoli resta in carcere. Il sessantenne tipografo accusato di pedofilia si è visto respingere dal giudice Maria Paola Tommaselli la richiesta, avanzata dal suo legale di fiducia, l'avvocato Andrea Miroli, di scarcerazione o comunque di una misura meno restrittiva come i domiciliari.
Decisione che il giudice ha preso nel corso dell'udienza di oggi pomeriggio, quando sono stati ascoltati altri due testimoni. Questi hanno detto di aver visto spesso i ragazzi, che risultano essere le presunte vittime delle attenzioni del tipografo civitavecchiese, presso questa sorta di casetta che possedeva nella zona di Sant'Agostino. Il processo è stato poi rinviato al 4 dicembre.
giovedì 13 novembre 2008 18:21
Gianfranco Bartoli resta in carcere. Il sessantenne tipografo accusato di pedofilia si è visto respingere dal giudice Maria Paola Tommaselli la richiesta, avanzata dal suo legale di fiducia, l'avvocato Andrea Miroli, di scarcerazione o comunque di una misura meno restrittiva come i domiciliari.
Decisione che il giudice ha preso nel corso dell'udienza di oggi pomeriggio, quando sono stati ascoltati altri due testimoni. Questi hanno detto di aver visto spesso i ragazzi, che risultano essere le presunte vittime delle attenzioni del tipografo civitavecchiese, presso questa sorta di casetta che possedeva nella zona di Sant'Agostino. Il processo è stato poi rinviato al 4 dicembre.
Milano/Costringeva due bambini a violenze sessuali e a guardare video porno: condannato educatore
LA pena è di 7 anni e mezzo di reclusione, oltre ai risarcimenti
MILANO - Minacciava i bambini ospiti di un centro di aiuto per bimbi abbandonati. Li obbligava a subire atti sessuali, a vedere foto e filmini pornografici, a farsi riprendere mentre facevano la doccia o si cambiavano. Usava anche un coltello per spaventarli. E' la storia terribile che si è conclusa oggi con la condanna di un uomo a sette anni e mezzo di reclusione con rito abbreviato presieduto dal gup di Milano Mariolina Panasiti. L'educatore professionale di 32 anni era stato arrestato lo scorso dicembre con l'accusa di violenza sessuale e violenza privata nei confronti di due bambini di 10 e 11 anni affidati, su disposizione dell'autorità giudiziaria, al Centro di Aiuto del Bambino Maltrattato e alla Famiglia in crisi di San Donato Milanese. Per lui il pm Antonio Sangermano aveva chiesto una condanna a otto anni. Il giudice ha anche disposto un risarcimento di 50 mila euro a favore di ciascuna delle due vittime e ha stabilito il versamento di una provvisionale di 10 mila euro per il comune di San Donato, costituitosi parte civile nel procedimento. Cronaca qui Milano 13/11/2008 - GM
http://www.cronacaqui.it/news-costringeva-due-bambini-a-violenze-sessuali-e-a-guardare-video-porno-condannato-educatore_15118.html
MILANO - Minacciava i bambini ospiti di un centro di aiuto per bimbi abbandonati. Li obbligava a subire atti sessuali, a vedere foto e filmini pornografici, a farsi riprendere mentre facevano la doccia o si cambiavano. Usava anche un coltello per spaventarli. E' la storia terribile che si è conclusa oggi con la condanna di un uomo a sette anni e mezzo di reclusione con rito abbreviato presieduto dal gup di Milano Mariolina Panasiti. L'educatore professionale di 32 anni era stato arrestato lo scorso dicembre con l'accusa di violenza sessuale e violenza privata nei confronti di due bambini di 10 e 11 anni affidati, su disposizione dell'autorità giudiziaria, al Centro di Aiuto del Bambino Maltrattato e alla Famiglia in crisi di San Donato Milanese. Per lui il pm Antonio Sangermano aveva chiesto una condanna a otto anni. Il giudice ha anche disposto un risarcimento di 50 mila euro a favore di ciascuna delle due vittime e ha stabilito il versamento di una provvisionale di 10 mila euro per il comune di San Donato, costituitosi parte civile nel procedimento. Cronaca qui Milano 13/11/2008 - GM
http://www.cronacaqui.it/news-costringeva-due-bambini-a-violenze-sessuali-e-a-guardare-video-porno-condannato-educatore_15118.html
Como/Feste, coca e sesso con minori. Tutti assolti, mancano le prove.
Feste, coca e sesso con minori. Tutti assolti, mancano le prove
Una storia sconcertante venuta a galla dopo mesi d’indagini condotte dai carabinieri che arrestarono quattro persone. A sorpresa, invece, il Tribunale di Como ha assolti tutti, non vi sono prove sufficienti
Como, 13 novembre 2008 - Sesso, droga e pure festini a luci rosse con minorenni, anche stupri di gruppo da pagarsi con cocaina. Una storia sconcertante venuta a galla dopo mesi d’indagini coordinate dalla Procura di Como e condotte dai carabinieri che arrestarono quattro persone. Il Pubblico Ministero Giulia Pantano la scorsa settimana aveva chiesto per due persone condanne complessive per otto anni e l’assoluzione per insufficienza di prove per altri due. A sorpresa, invece, il Tribunale di Como ha assolti tutti. Non vi sono prove sufficienti per la loro condanna.
Un’allucinante storia iniziata nel 2005 quando una ragazzina romena, all’epoca minorenne, viene abbordata da un gruppo di coetanei con i quali stringe amicizia ma che ben presto si riveleranno i suoi aguzzini. L’incontro, secondo quanto ricostruito in sede investigativa e in quella processuale, avviene all' 'Orient Express’ di piazza San Rocco a Como. La ragazzina viene prima stuprata in gruppo, poi ricattata: se non dovesse accettare di avere rapporti di sesso con chi dicono loro, le immagini riprese con il telefonino finiranno su internet. Ben presto nel mondo dei giovani, anche della ‘Como benè si sparge la voce: in quel bar si può partecipare a festini a luci rosse. Basta averne voglia e, soprattutto, tante dosi di cocaina.
La storia va avanti per mesi, fino a quando in quel bar entra un 30enne comasco che nulla sa ma che vedendo la ragazzina se ne innamora. L’avvicina, la invita ad uscire. Intuisce che è intimorita nel dirgli no. Non perchè è uno sconosciuto. C’è qualcos’altro. Il 30enne non demorde e riesce dopo qualche tempo a convincerla a uscire con lui. Passa altro tempo e ottiene la sconcertante confessione. Subito corre dai carabinieri. La ragazzina veniva venduta in cambio di cocaina per festini hard, picchiata, drogata e trasportata come merce per clienti tra Torino, Milano, Varese e Como. Scatta l’inchiesta. I festini si consumavano in ville di prestigio del Comasco, ma anche della città. In gran segreto, scatta il blitz. Nella rete cadono prima tre romeni con regolari permessi di soggiorno. Altri riescono a sfuggire alla cattura. Il quarto viene catturato pochi giorni dopo.
La Nazione 14 novembre
Una storia sconcertante venuta a galla dopo mesi d’indagini condotte dai carabinieri che arrestarono quattro persone. A sorpresa, invece, il Tribunale di Como ha assolti tutti, non vi sono prove sufficienti
Como, 13 novembre 2008 - Sesso, droga e pure festini a luci rosse con minorenni, anche stupri di gruppo da pagarsi con cocaina. Una storia sconcertante venuta a galla dopo mesi d’indagini coordinate dalla Procura di Como e condotte dai carabinieri che arrestarono quattro persone. Il Pubblico Ministero Giulia Pantano la scorsa settimana aveva chiesto per due persone condanne complessive per otto anni e l’assoluzione per insufficienza di prove per altri due. A sorpresa, invece, il Tribunale di Como ha assolti tutti. Non vi sono prove sufficienti per la loro condanna.
Un’allucinante storia iniziata nel 2005 quando una ragazzina romena, all’epoca minorenne, viene abbordata da un gruppo di coetanei con i quali stringe amicizia ma che ben presto si riveleranno i suoi aguzzini. L’incontro, secondo quanto ricostruito in sede investigativa e in quella processuale, avviene all' 'Orient Express’ di piazza San Rocco a Como. La ragazzina viene prima stuprata in gruppo, poi ricattata: se non dovesse accettare di avere rapporti di sesso con chi dicono loro, le immagini riprese con il telefonino finiranno su internet. Ben presto nel mondo dei giovani, anche della ‘Como benè si sparge la voce: in quel bar si può partecipare a festini a luci rosse. Basta averne voglia e, soprattutto, tante dosi di cocaina.
La storia va avanti per mesi, fino a quando in quel bar entra un 30enne comasco che nulla sa ma che vedendo la ragazzina se ne innamora. L’avvicina, la invita ad uscire. Intuisce che è intimorita nel dirgli no. Non perchè è uno sconosciuto. C’è qualcos’altro. Il 30enne non demorde e riesce dopo qualche tempo a convincerla a uscire con lui. Passa altro tempo e ottiene la sconcertante confessione. Subito corre dai carabinieri. La ragazzina veniva venduta in cambio di cocaina per festini hard, picchiata, drogata e trasportata come merce per clienti tra Torino, Milano, Varese e Como. Scatta l’inchiesta. I festini si consumavano in ville di prestigio del Comasco, ma anche della città. In gran segreto, scatta il blitz. Nella rete cadono prima tre romeni con regolari permessi di soggiorno. Altri riescono a sfuggire alla cattura. Il quarto viene catturato pochi giorni dopo.
La Nazione 14 novembre
giovedì 13 novembre 2008
Arezzo:"L'amante di mamma mi ha violentato". In aula entrambi i due innamorati.
STORIA TORBIDA
Una storia tremenda di stupro. La madre avrebbe chiuso gli occhi mentre il suo amante violentava la figlia. Sotto accusa anche il padre che avrebbe saputo del tentativo di stupro e ne avrebbe approfittato per organizzare un'estorisione ai danni dell'uomo
Arezzo, 13 novembre 2008 - La storia è di quelle un po’ grasse che si incontrano negli scandali di provincia. La madre avrebbe chiuso gli occhi mentre il suo amante violentava la figlia. E il padre si sarebbe approfittato della situazione ricattando lo stupratore: dammi i soldi se vuoi evitare che denunci. Il risultato è che stamani saranno tutti nell’aula del Gip Anna Maria Lo Prete, accusati a vario titolo di violenza sessuale, concorso ed estorsione. Nei panni di chi punta il dito sulle nefandezze degli adulti la ragazzina di allora (aveva 17 anni) che nel frattempo è diventata donna e si è anche sposata. C’è chi nega e chi patteggia. Nega tutto l’amante, è pronto a concordare la pena per estorsione il padre che si sarebbe abbassato al ricatto, o meglio al tentativo, come è contestato nel capo di imputazione del Pm Giuseppe Ledda.
Comincia tutto nella primavera del 2004, quando la ragazza viene invitata nell’auto dell’amante, un quarantenne, col consenso, anzi con la calda raccomandazione della mamma, di cui si suppone sapesse le intenzioni dell’uomo e le favorisse. Finisce in una stradina di campagna dalle parti di San Leo: la diciassettenne si trova con l’amico della madre che abbassa il sedile dell’auto, le salta addosso, tenta di stuprarla, allungando le mani un po’ dappertutto. Questo almeno è quello che lei racconta qualche giorno dopo nella denuncia in questura raccolta dalla squadra mobile. E non è tutto. Perchè in una situazione familiare disastrata, il padre sa benissimo che la moglie ha un’amante e chiude tutti e due gli occhi. Non solo. In qualche modo viene a conoscenza del tentativo di violenza nei confronti della figlia e ne approfitta non per cercare giustizia, ma per tentare un ricatto. All’amico della moglie dice papale papale: dammi mille euro se vuoi evitare che anch’io vada a denunciare tutto. Il quarantenne dice di aver rifiutato, ma basta il tentativo a far scattare il reato. E’ estorsione e l’avvocato del padre, Giuseppe Renzetti, proverà oggi a patteggiare la pena. Un punto a favore dell’accusa, che a questo punto può vantare una sorta di sostegno tangibile all’ipotesi d’accusa: se c’è stato ricatto, deve esserci stato anche qualcosa dal quale il ricatto è nato.
Il che non impedisce all’amante quarantenne, difeso dall’avvocato Francesco Molino, di negare tutto e di dirsi innocente. Alla sua posizione, ovviamente, è legata quella della mamma: se lui non ha violentato la figlia, lei non può aver concorso nel reato. Quella di stamani sarà dunque un’udienza caldissima. L’accusa è odiosa. Lo è per il quarantenne e lo è ancor di più per i genitori, che si vedono chiamati in causa per aver speculato sulla figlia. Una per tenersi stretto l’amante, l’altro per lucrare dei soldi da un tentativo di stupro. In aula non si faranno compromessi. Stavolta non ci sono di mezzo riti abbreviati. Si va al proscioglimento, assai improbabile in questa fase, o al processo pubblico, dinanzi al collegio del tribunale. La ragazza potrebbe costituirsi parte civile, anche non ci sono certezze.
Al gip adesso e ai giudici poi il compito di provare a dipanare il groviglio di vipere di una famiglia che a una famiglia assomigliava assai poco e delle accuse reciproche, in cui tutti sono contro tutti. Il classico caso in cui nessuno dava buoni consigli per la semplice ragione che si preferiva dare il cattivo esempio.
Salvatore Mannino
La Nazione 13 novembre 2008
Una storia tremenda di stupro. La madre avrebbe chiuso gli occhi mentre il suo amante violentava la figlia. Sotto accusa anche il padre che avrebbe saputo del tentativo di stupro e ne avrebbe approfittato per organizzare un'estorisione ai danni dell'uomo
Arezzo, 13 novembre 2008 - La storia è di quelle un po’ grasse che si incontrano negli scandali di provincia. La madre avrebbe chiuso gli occhi mentre il suo amante violentava la figlia. E il padre si sarebbe approfittato della situazione ricattando lo stupratore: dammi i soldi se vuoi evitare che denunci. Il risultato è che stamani saranno tutti nell’aula del Gip Anna Maria Lo Prete, accusati a vario titolo di violenza sessuale, concorso ed estorsione. Nei panni di chi punta il dito sulle nefandezze degli adulti la ragazzina di allora (aveva 17 anni) che nel frattempo è diventata donna e si è anche sposata. C’è chi nega e chi patteggia. Nega tutto l’amante, è pronto a concordare la pena per estorsione il padre che si sarebbe abbassato al ricatto, o meglio al tentativo, come è contestato nel capo di imputazione del Pm Giuseppe Ledda.
Comincia tutto nella primavera del 2004, quando la ragazza viene invitata nell’auto dell’amante, un quarantenne, col consenso, anzi con la calda raccomandazione della mamma, di cui si suppone sapesse le intenzioni dell’uomo e le favorisse. Finisce in una stradina di campagna dalle parti di San Leo: la diciassettenne si trova con l’amico della madre che abbassa il sedile dell’auto, le salta addosso, tenta di stuprarla, allungando le mani un po’ dappertutto. Questo almeno è quello che lei racconta qualche giorno dopo nella denuncia in questura raccolta dalla squadra mobile. E non è tutto. Perchè in una situazione familiare disastrata, il padre sa benissimo che la moglie ha un’amante e chiude tutti e due gli occhi. Non solo. In qualche modo viene a conoscenza del tentativo di violenza nei confronti della figlia e ne approfitta non per cercare giustizia, ma per tentare un ricatto. All’amico della moglie dice papale papale: dammi mille euro se vuoi evitare che anch’io vada a denunciare tutto. Il quarantenne dice di aver rifiutato, ma basta il tentativo a far scattare il reato. E’ estorsione e l’avvocato del padre, Giuseppe Renzetti, proverà oggi a patteggiare la pena. Un punto a favore dell’accusa, che a questo punto può vantare una sorta di sostegno tangibile all’ipotesi d’accusa: se c’è stato ricatto, deve esserci stato anche qualcosa dal quale il ricatto è nato.
Il che non impedisce all’amante quarantenne, difeso dall’avvocato Francesco Molino, di negare tutto e di dirsi innocente. Alla sua posizione, ovviamente, è legata quella della mamma: se lui non ha violentato la figlia, lei non può aver concorso nel reato. Quella di stamani sarà dunque un’udienza caldissima. L’accusa è odiosa. Lo è per il quarantenne e lo è ancor di più per i genitori, che si vedono chiamati in causa per aver speculato sulla figlia. Una per tenersi stretto l’amante, l’altro per lucrare dei soldi da un tentativo di stupro. In aula non si faranno compromessi. Stavolta non ci sono di mezzo riti abbreviati. Si va al proscioglimento, assai improbabile in questa fase, o al processo pubblico, dinanzi al collegio del tribunale. La ragazza potrebbe costituirsi parte civile, anche non ci sono certezze.
Al gip adesso e ai giudici poi il compito di provare a dipanare il groviglio di vipere di una famiglia che a una famiglia assomigliava assai poco e delle accuse reciproche, in cui tutti sono contro tutti. Il classico caso in cui nessuno dava buoni consigli per la semplice ragione che si preferiva dare il cattivo esempio.
Salvatore Mannino
La Nazione 13 novembre 2008
lunedì 10 novembre 2008
PEDOFILIA: TRENTO, IN QUEL BOSCO, ALBERTO ROMEI LI VIOLENTO': “SU QUEI RAGAZZI DANNI IMMENSI”
Sei anni di reclusione e 280 mila euro di risarcimento alle pati civili e’ la pena a cui il tribunale di Trento ha condannato oggi Alberto Romeri, 51 anni di Nave San Felice, l’uomo che nel febbraio di quest’anno venne arrestato con l’accusa di aver molestato sessualmente alcuni minori nei pressi del bosco sopra il lago di Terlago.
Gli avvocati Nicola Degaudenz e Paolo Fava hanno fatto della partecipazione attiva dei due adolescenti la spina dorsale della propria difesa. Nessuna scusante per gli atti sessuali con minori di 14 anni, ma la certezza che i rapporti avvennero senza costrizione. E per convincere i giudici (Ancona, Serao e Forlenza) i difensori ieri hanno giocato una carta a sorpresa, presentandosi in aula con un computer portatile caricato con il video dei rapporto orale tra uno dei due tredicenni e Romeri e da questi filmato con la telecamera. «Prendetevi due minuti per guardarlo - hanno chiesto i legali ai giudici - e capirete che il sesso in quel bosco non era certo ottenuto con la forza». I magistrati si sono ritirati in camera di consiglio per visionare il filmato e forse questa si è rivelata la carta vincente per contenere la pena.
Secondo i giudici i due ragazzi avrebbero partecipato attivamenti ai rapporti, sentendosene anche gratificati. In una sola occasione ci sarebbe stata violenza: quando Romeri - stando al racconto della vittima - avrebbe trascinato nel bosco uno dei due tredicenni costringendolo ad avere un rapporto. Ma a quel rapporto - argomentano i giudici - ne sono seguiti molti altri, segno che il minore non sarebbe stato soggiogato psicologicamente da Romeri. Di tutt’altro avviso le parti civili - costituite con gli avvocati Paolo Demattè e Maurizio Piccoli - e soprattutto il pm Davide Ognibene. Nella sua requisitoria la procura ha chiarito che quelli contestati all’imputato sono fatti di estrema gravità, soprattutto alla luce di quanto affermato dallo stesso consulente della difesa secondo il quale Romeri agiva non perché violento o pedofilo ma solo per una ricerca del piacere. «Ha rovinato la sessualità a questi tredicenni» - ha concluso il pm, ritenendo l’imputato pericoloso e violento. Nel suo computer, ha spiegato il pm, sono state trovate foto raccapriccianti, compresa quella (scaricata da internet) di una bimba di appena due anni costretta ad un rapporto sessuale durante il quale la piccola piange e chiama la mamma. Immagini choc, che solo una personalità con tendenza ad una sessualità prevaricatrice potrebbe apprezzare. Di qui la richiesta ad una condanna a dodici anni di reclusione, ridotti a otto per lo sconto di un terzo dovuto alla scelta del rito abbreviato.
«Su quei ragazzini danni immensi»
TRENTO. «Il danno inflitto ai ragazzini è semplicemente immenso». Il senso più profondo di tutta l’inchiesta sulla pedofilia al lago di Terlago è racchiuso in poche righe scritte dal giudice Carlo Ancona nelle motivazioni della sentenza che ha condannato Alberto Romeri a sei anni di carcere. Forse quei due ragazzi non sono stati violentati e costretti con la forza ai rapporti sessuali, ma Romeri ha approfittato della loro «sessualità incerta», segnando «in modo indelebile la personalità» di quei due tredicenni. Le sei pagine depositate ieri dal giudice ricostruiscono in sintesi la vicenda partendo dalle denunce presentate dalle famiglie delle due giovani vittime che - con Romeri - ebbero alcuni rapporti sessuali nell’orami noto boschetto che domina il lago di Terlago. Il giudice ritiene «contraddittorie» tra loro le testimonianze delle vittime, ma nel contempo fa proprio l’esito della perizia della dottoressa Boccagni che ha giudicato attendibili i due ragazzini. Elemento essenziale per valutare la pena da infliggere all’imputato è stato per i giudici la presenza o meno di violenza nei rapporti sessuali. Per un ragazzino questo problema - scrive Ancona - non si pone: «Di vere e proprie violenze non parla nemmeno la vittima, limitandosi a riferire di telefonate intercorse con Romeri (…), ma che però fanno riferimento ad una fase avanzata dei rapporti con i protagonisti». Come dire: se anche quelle telefonate di minaccia («se non vieni faccio male ai tuoi genitori») ci furono, esse vennero fatte quando già il ragazzino e Romeri avevano avuto rapporti. Diversa la posizione del secondo minore. Secondo i giudici in questo caso Romeri avrebbe usato violenza almeno durante il primo incontro sessuale, quando «venne afferrato per un braccio, portato in un luogo riparato e assoggettato a rapporti sessuali in condizioni di privazione della libertà perché l’uomo lo teneva sempre con forza per il braccio». Tuttavia - stando alle motivazioni della sentenza - «la volontà dei rapporti sessuali intrattenuti non è in discussione per gli incontri successivi al primo, quando l’imputato aveva ormai conquistato la complicità dei ragazzi, gratificandoli della partecipazione a rapporti sessuali apparentemente paritetici». Tutto questo - però - non fa venir meno la gravità delle conseguenze patite dai due tredicenni, che Ancona sottolinea con forza: «Il fatto che solo all’inizio sia stata usata coercizione fisica (…) costituisce il sintomo di un aggravamento del danno: evidentemente, ormai, dopo i primi incontri l’influenza della condotta dell’imputato aveva consolidato i suoi effetti sulla personalità dei ragazzini». Tutto questo ha provocato «grave disagio in famiglia, nel senso di non aver più la stessa confidenza nel colloquio con il figlio su molti argomenti di interesse per il suo futuro». - Luca Petermaier
L'Adige 9 novembre 2008
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Pedofilia
- PEDOFILIA: AVVOCATO BOLZANINO, ABUSI SUI NIPOTI, ORA UN ALTRA DENUNCIA A SUO CARICO
Pedofilia: un’altra denuncia
ROVERETO. Il fascicolo a carico dell’avvocato bolzanino accusato di pedofilia, per le molestie avvenute ad Arco sui suoi due nipotini, si fa più pesante. Nei giorni scorso il procuratore roveretano Rodrigo Merlo ha aggiunto a quegli episodi una seconda denuncia: vittima una ragazzina roveretana di 13 anni, molestata nel dicembre scorso mentre passava sulla pista ciclabile lungo l’Adige nella zona di Marco. Il giorno dopo quel bruttissimo episodio, assieme ai genitori aveva denunciato l’accaduto ai carabinieri, fornendo una sommaria descrizione del pedofilo. Denuncia contro ignoti, comunque. Sono stati gli stessi genitori, in seguito al clamore di stampa suscitato dall’arresto del legale bolzanino, a notare nel poco che si è detto finora di lui delle coincidenze con quanto riferito dalla figlia. Si sono presentati nuovamente ai carabinieri, suggerendo un approfondimento, che è stato compiuto. E la ragazza, che mai ha avuto modo di vedere fotografie dell’avvocato, lo avrebbe identificato con certezza riconoscendo proprio in lui l’autore di quelle molestie. A questo punto la denuncia è confluita nel fascicolo già aperto a carico del legale bolzanino: una svolta, se le prime supposizioni dell’accusa si dovessero rivelare fondate, non solo perchè dimostrebbe una tendenza consolidata, ma soprattutto perchè aggiunge credibilità anche alla prima denuncia. Contestata dall’avvocato con la massima forza. I nipoti sono molto piccoli: 4 e 8 anni. Ha puntanto la difesa su suggestione e malinteso.
PEDOFILIA: ROVERETO, AVVOCATO BOLZANINO AGLI ARRESTI PER ABUSO SESSUALE, CI SAREBBERO NUOVI ELEMENTI
Ci sarebbero nuovi elementi di accusa a carico dell’avvocato bolzanino agli arresti domiciliari dall’agosto scorso nell’ambito di un’inchiesta su presunti abusi sessuali nei confronti di minori del Basso Sarca, condotta dal procuratore capo di Rovereto Rodrigo Merlo. Ora una ragazzina di 13 anni - secondo quanto reso noto dal quotidiano L’Adige - avrebbe raccontato ai carabinieri di avere subito nel dicembre scorso attenzioni sessuali da un uomo di mezza eta’ lungo la pista ciclabile a Marco, in Vallagarina. Dopo un confronto sull’identikit, che pare avrebbe dato esisto positivo, la procura di Rovereto sta accertando la sussistenza delle accuse. Intanto nei prossimi giorni si terra’ ‘incidente probatorio per verificare l’attendibilita’ delle testimonianze del piu’ piccolo dei bambini coinvolti nella vicenda giudiziaria. (ANSA).
ROVERETO. Il fascicolo a carico dell’avvocato bolzanino accusato di pedofilia, per le molestie avvenute ad Arco sui suoi due nipotini, si fa più pesante. Nei giorni scorso il procuratore roveretano Rodrigo Merlo ha aggiunto a quegli episodi una seconda denuncia: vittima una ragazzina roveretana di 13 anni, molestata nel dicembre scorso mentre passava sulla pista ciclabile lungo l’Adige nella zona di Marco. Il giorno dopo quel bruttissimo episodio, assieme ai genitori aveva denunciato l’accaduto ai carabinieri, fornendo una sommaria descrizione del pedofilo. Denuncia contro ignoti, comunque. Sono stati gli stessi genitori, in seguito al clamore di stampa suscitato dall’arresto del legale bolzanino, a notare nel poco che si è detto finora di lui delle coincidenze con quanto riferito dalla figlia. Si sono presentati nuovamente ai carabinieri, suggerendo un approfondimento, che è stato compiuto. E la ragazza, che mai ha avuto modo di vedere fotografie dell’avvocato, lo avrebbe identificato con certezza riconoscendo proprio in lui l’autore di quelle molestie. A questo punto la denuncia è confluita nel fascicolo già aperto a carico del legale bolzanino: una svolta, se le prime supposizioni dell’accusa si dovessero rivelare fondate, non solo perchè dimostrebbe una tendenza consolidata, ma soprattutto perchè aggiunge credibilità anche alla prima denuncia. Contestata dall’avvocato con la massima forza. I nipoti sono molto piccoli: 4 e 8 anni. Ha puntanto la difesa su suggestione e malinteso.
PEDOFILIA: ROVERETO, AVVOCATO BOLZANINO AGLI ARRESTI PER ABUSO SESSUALE, CI SAREBBERO NUOVI ELEMENTI
Ci sarebbero nuovi elementi di accusa a carico dell’avvocato bolzanino agli arresti domiciliari dall’agosto scorso nell’ambito di un’inchiesta su presunti abusi sessuali nei confronti di minori del Basso Sarca, condotta dal procuratore capo di Rovereto Rodrigo Merlo. Ora una ragazzina di 13 anni - secondo quanto reso noto dal quotidiano L’Adige - avrebbe raccontato ai carabinieri di avere subito nel dicembre scorso attenzioni sessuali da un uomo di mezza eta’ lungo la pista ciclabile a Marco, in Vallagarina. Dopo un confronto sull’identikit, che pare avrebbe dato esisto positivo, la procura di Rovereto sta accertando la sussistenza delle accuse. Intanto nei prossimi giorni si terra’ ‘incidente probatorio per verificare l’attendibilita’ delle testimonianze del piu’ piccolo dei bambini coinvolti nella vicenda giudiziaria. (ANSA).
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