Era stata la mamma, che lavora come badante a Latina, tre mesi fa, a convincerla a lasciare la Romania, dove viveva con i nonni dopo essere stata abbandonata dal padre, e a seguirla in Italia. E per lei, una ragazzina di 14 anni, è cominciato l’inferno. Il compagno della mamma, Tarita Mihai, muratore di 43 anni, romeno anche lui, l’ha violentata in più occasioni e l’ha costretta a prostituirsi. Gli abusi avvenivano in una tenda montata tra le dune della spiaggia di Sabaudia. È lì che gli agenti della squadra nautica della questura di Latina, dopo aver ricevuto alcune segnalazioni su uno strano via vai di persone, lo hanno sorpreso venerdì sera mentre nudo, all’interno del giaciglio, stava abusando della ragazzina. Subito sono scattate le manette con l’accusa di violenza sessuale su minore e sfruttamento della prostituzione. La donna era ignara di tutto. Si era fidata del convivente, affidandogli la figlia mentre era al lavoro. L’uomo invece, in sua assenza, aveva ripetutamente abusato della ragazzina, fino a quando non è stato arrestato in flagranza.La polizia ha arrestato anche un altro romeno e un cittadino italiano che costringevano una romena a prostituirsi sotto un cavalcavia della via Pontina. La donna, arrivata in Italia con la promessa di un lavoro, viveva in una roulotte, priva di servizi igienici. Ogni mattina veniva prelevata da un cittadino di Latina e scaricata lungo la Pontina dove era costretta a lavorare anche dieci ore. Entrambi gli uomini sono stati arrestati per sfruttamento della prostituzione.
mila euro in banca da donare per costruirsi una casa e diventare residente stabile.
Il Giorno 15 giugno 2008
lunedì 16 giugno 2008
PEDOFILIA: MADRE E ZIA VENDONO 13ENNE, ARRESTATE
Botricello (Catanzaro), 10:50
PEDOFILIA: MADRE E ZIA "VENDONO" 13ENNE, ARRESTATE
Un pensionato di 65 anni, G.R., e' stato arrestato dai carabinieri della stazione di Botricello, in provincia di Catanzaro, nell'ambito di un'inchiesta su presunte attenzioni sessuali subite da una ragazzina di 13 anni. Nell'ambito di queste indagini, lo scorso mese di marzo, sono finiti in manette la mamma della giovane, L.S., e la zia, R.S., oltre a un pensionato ultraottantenne che si trova agli arresti domiciliari. Al termine delle indagini, durante diversi mesi, i carabinieri hanno ricostruito l'attivita' messa in atto dalle due donne, che avrebbero venduto la tredicenne per incontri sessuali in cambio di qualche decina di euro. Il sessantacinquenne e' stato arrestato dopo che i carabinieri, nel corso delle indagini, che proseguono per identificare le persone coinvolte nel giro, hanno fatto vedere alla giovane alcune fotografie, tra le quali avrebbe riconosciuto l'uomo tra quelli con cui avrebbe avuto incontri sessuali. Un'indagine complessa, sia nella fase iniziale, sia in quella ancora in corso, considerato anche che gli incontri sarebbero avvenuti sia nell'abitazione della giovane, sia nelle case di alcuni clienti.
PEDOFILIA: MADRE E ZIA "VENDONO" 13ENNE, ARRESTATE
Un pensionato di 65 anni, G.R., e' stato arrestato dai carabinieri della stazione di Botricello, in provincia di Catanzaro, nell'ambito di un'inchiesta su presunte attenzioni sessuali subite da una ragazzina di 13 anni. Nell'ambito di queste indagini, lo scorso mese di marzo, sono finiti in manette la mamma della giovane, L.S., e la zia, R.S., oltre a un pensionato ultraottantenne che si trova agli arresti domiciliari. Al termine delle indagini, durante diversi mesi, i carabinieri hanno ricostruito l'attivita' messa in atto dalle due donne, che avrebbero venduto la tredicenne per incontri sessuali in cambio di qualche decina di euro. Il sessantacinquenne e' stato arrestato dopo che i carabinieri, nel corso delle indagini, che proseguono per identificare le persone coinvolte nel giro, hanno fatto vedere alla giovane alcune fotografie, tra le quali avrebbe riconosciuto l'uomo tra quelli con cui avrebbe avuto incontri sessuali. Un'indagine complessa, sia nella fase iniziale, sia in quella ancora in corso, considerato anche che gli incontri sarebbero avvenuti sia nell'abitazione della giovane, sia nelle case di alcuni clienti.
sabato 14 giugno 2008
Abusò di tre figlie, condannato a 15 anni

Per dieci anni ha violentato le tre figlie, ancora bambine o adolescenti. Adesso i prossimi 15 li passerà dietro le sbarre. La giustizia lo ha condannato a tre lustri di carcere.
È una storia turpe quella commessa da quest’uomo, oggi 46 anni, di origini pugliesi, ex appartenente alla Sacra corona unita e adesso collaboratore di giustizia.
Dal 1993 sino al 2003 ha costretto le sue figlie a cose inenarrabili. E loro hanno dovuto subire di tutto. Oggi queste ragazze hanno 24, 18 e 16 anni, ma quello che hanno provato non potranno mai dimenticarlo per il resto della loro vita. E pensare che la storia sarebbe andata avanti ancora chissà per quanto tempo se la primogenita non avesse avuto il coraggio di confidarsi con la polizia e far emergere gli abusi sessuali del padre verso le tre figlie.
Il caso è esploso quando la famiglia - dopo essere stata anche a Verbania e Genova - è arrivata ad abitare alla Spezia secondo un preciso programma di protezione attuato a beneficio del padre che aveva cominciato a collaborare con la giustizia. La più grande si accorse che le sorelle minori avevano un comportamento scostante verso il genitore. Ricordandosi delle molestie subite quando era appena adolescente chiese loro se avevano ricevuto le stesse attenzioni.
E le ragazze le confidarono gli abusi e le violenze sessuali subite nel corso degli anni. Solo a quel punto scattò la denuncia con l’appoggio della madre che non si era mai accorta di nulla perchè, lavorando, stava spesso fuori casa.
Il processo è stato lungo, drammatico ed alta tensione. Durante le varie udienze le ragazze - costituitesi parti civili e tutelate dall’avvocato Maurizio Sergi - hanno raccontato le violenze subite. Sconcertanti nella loro crudezza. Per citare solo quelle pubblicabili: rapporti orali e poi veri e propri stupri, in auto, dopo aver costretto una delle tre, all’epoca dodicenne, a bere alcolici per non farla connettere. Nel dibattimento ci sono stati più volte contatti ravvicinati fra l’uomo e le tre figlie con le ragazze che hanno urlato sempre il loro disgusto nei confronti del padre, ovvero di colui che avrebbe dovuto proteggerle dai pericoli della vita e che invece si era trasformato in un mostro.
Ieri, il verdetto. Il collegio giudicante, composto da Marta Perazzo , presidente, Giuseppe Pavich e Mario De Bellis, giudici a latere, con la pubblica accusa rappresentata da Raffaella Concas, non ci ha impiegato molto a condannare il quarantaseinne.
Il Secolo XIX
giovedì 12 giugno 2008
Rignano, altri 4 bimbi idonei a testimoniare. Le psicologhe:"Sintomi di abuso e nessun segnale di suggestione"

Le psicologhe: «Riscontrati sintomi di abuso»
ROMA (11 giugno) - Nuove testimonianze nella vicenda dei presunti abusi sessuali ai danni di minori relativamente alla scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Altri quattro ex alunni (tre femmine ed un maschietto) della scuola sono stati giudicati idonei a testimoniare nell'ambito dell'incidente probatorio disposto dalla magistratura di Tivoli. Erano cinque i bambini sottoposti ad indagine psicologica, ma uno di loro non è stato ritenuto in grado di rendere testimonianza, perché il piccolo è estremamente chiuso ed introverso. I quattro fanno parte del gruppo dei 21 per i quali il gip Elvira Tamburelli, su richiesta del pm Marco Mansi, ha disposto l'audizione. Il 19 giugno prossimo si terrà un udienza a Tivoli per la discussione della perizia svolta sui bambini. Finora sono 17 i minori periziari. Degli ultimi quattro, due necessitano di una proroga prima del giudizio finale, mentre per altri due sono in corso gli esami. Ad affermare la capacità a rendere dichiarazioni sono state la neuropsichiatra infantile Angela Gigante e le psicologhe Marilena Mazzolini e Antonella Di Silverio, in una relazione di circa trecento pagine. In particolare le esperte hanno riscontrato sintomi di abuso e non hanno individuato alcun segnale che facesse pensare che fossero stati suggestionati. Nella vicenda giudiziaria sono indagate sette persone: le maestre Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Assunta Pisani, l'autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti ed il benzinaio cingalese Da Silva.
ROMA (11 giugno) - Nuove testimonianze nella vicenda dei presunti abusi sessuali ai danni di minori relativamente alla scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Altri quattro ex alunni (tre femmine ed un maschietto) della scuola sono stati giudicati idonei a testimoniare nell'ambito dell'incidente probatorio disposto dalla magistratura di Tivoli. Erano cinque i bambini sottoposti ad indagine psicologica, ma uno di loro non è stato ritenuto in grado di rendere testimonianza, perché il piccolo è estremamente chiuso ed introverso. I quattro fanno parte del gruppo dei 21 per i quali il gip Elvira Tamburelli, su richiesta del pm Marco Mansi, ha disposto l'audizione. Il 19 giugno prossimo si terrà un udienza a Tivoli per la discussione della perizia svolta sui bambini. Finora sono 17 i minori periziari. Degli ultimi quattro, due necessitano di una proroga prima del giudizio finale, mentre per altri due sono in corso gli esami. Ad affermare la capacità a rendere dichiarazioni sono state la neuropsichiatra infantile Angela Gigante e le psicologhe Marilena Mazzolini e Antonella Di Silverio, in una relazione di circa trecento pagine. In particolare le esperte hanno riscontrato sintomi di abuso e non hanno individuato alcun segnale che facesse pensare che fossero stati suggestionati. Nella vicenda giudiziaria sono indagate sette persone: le maestre Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Assunta Pisani, l'autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti ed il benzinaio cingalese Da Silva.
Il Messaggero 11 giugno 2008
Canada,violenze sui nativi:il governo ammette abusi su 150.00 bambini

L'intervento del primo ministro Stephen Harper durante il 'Discorso dal Trono'
Il governo ha ammesso che abusi fisici e sessuali erano stati compiuti in 132 scuole su oltre 150mila bambini
Previsto risarcimento di due miliardi di dollari
Il Canada chiede scusa ai nativi “Risarciremo abusi e violenze”
I bimbi indigeni venivano strappati alle famiglie e costretti all’integrazione
I bimbi indigeni venivano strappati alle famiglie e costretti all’integrazione
WASHINGTON - Passo storico del Canada. Per la prima volta nella storia del Paese degli aceri, il governo ha chiesto ufficialmente scusa agli indiani nativi delle cosiddette Prime Nazioni (Inuit, Meticci) per gli abusi compiuti su centinaia di migliaia di loro, e per le violenze di cui sono stati vittima almeno 150 mila bambini indigeni. Il primo ministro Stephen Harper nell'ambito del suo 'Discorso dal Trono', che si tiene in Canada ogni anno per la chiusura dell'anno parlamentare, ha presentato alle comunità indiane native le scuse di Stato per una vicenda dai contorni inquietanti.
L'OLOCAUSTO CANADESE - Una decina di anni fa il governo ammise che abusi fisici e sessuali erano stati compiuti in 132 scuole del Canada su oltre 150mila bambini delle Prime Nazioni, strappati alle famiglie e rinchiusi nelle cosiddette «scuole residenziali». Violenze subite dai nativi canadesi a partire dall'inizio del XIX secolo, quando vennero rinchiusi centinaia di migliaia di indigeni, per lo più bambini rapiti alle loro famiglie. Nelle scuole furono costretti a parlare solo inglese, a dimenticare la propria cultura e a rinunciare alla loro religione per professare la religione cattolica. E avrebbero subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni. Molti sono morti per tali trattamenti. Le scuole residenziali sono state chiuse a partire dal 1969, ma l'ultima solo una decina di anni fa, nel 1996. Alcuni studiosi parlano di un vero e proprio «olocausto canadese» nascosto dalla storia e per anni negato. Fino a quando, dopo aver avviato un'inchiesta, il governo ha cominciato ad ammettere le proprie responsabilità, fino a decidere a settembre di stanziare quasi due miliardi di dollari come compenso per gli aborigeni.
IL REVERENDO ANNETT - Da allora ad oggi sono stati risarciti oltre 64mila nativi, ma hanno chiesto il compenso più di 92mila. Le scuse di Stato fanno seguito all'istituzione di una Commissione per la Verità e la Riconciliazione, insediatasi il 1° giugno, che ha il compito di esaminare tutti i singoli casi. Tra le figure più attive nel denunciare l'olocausto canadese il reverendo Kevin Annett, 64 anni, autore del documentario «Nascosto dalla Storia», dove denuncia altro che oltre il 95% dei 2 milioni di indiani nativi che vivevano sulla West Coast canadese sono stati uccisi, mentre ne sono morti altri 10 milioni per le condizioni di vita estreme a cui erano stati costretti. Oggi i nativi rimasti, secondo Annett, sono solo 20 mila.
11 giugno 2008
mercoledì 11 giugno 2008
Abusi sessuali su una studentessa durante le ripetizioni
L'adolescente ha raccontato che il marito della sua insegnante l’avrebbe costretta a subire le sue attenzioni. Ora verrà avviata un'indagine sull’ipotesi di violenza ai danni di una minorenne. L'uomo non ha alcun tipo di precedente
Macerata, 10 giugno 2008 - Le ore di lezione trasformate in un inferno, fatto di abusi sessuali, ricatti e segreti. E’ quanto avrebbe subito una studentessa di un centro sulla costa, in casa dell’insegnante che doveva darle ripetizioni private. Del caso ora si sta occupando la procura di Macerata, dopo che la mamma della ragazzina ha presentato una denuncia ai carabinieri.
La vicenda sarebbe iniziata durante il passato anno scolastico. I genitori della ragazzina, iscritta al biennio delle superiori, decisero di farle prendere alcune lezioni private da una insegnate in pensione, molto conosciuta e stimata in città. Così sono iniziate le ripetizioni, nel pomeriggio, nell’appartamento della professoressa.
Ben presto però, gli appuntamenti sarebbero divenuti odiosi alla ragazzina, tanto da spingerla a chiedere ai genitori di interrompere le ripetizioni. All’inizio la giovane non voleva dire cosa le avesse reso intollerabili quegli appuntamenti di studio. Ma poi, sollecitata dalla madre, alla fine la studentessa ha preso il coraggio a quattro mani e le ha raccontato cosa stava subendo: nell’appartamento, l’adolescente avrebbe avuto a che fare con il marito dell’insegnante, che l’avrebbe costretta a subire le sue attenzioni non richieste.
L'anziano le avrebbe imposto di toccarlo, e gli abusi si sarebbero ripetuti più volte. L’uomo avrebbe trovato ogni volta il modo di restare solo con lei, e sarebbe riuscito a convincerla a non raccontare a nessuno quello che facevano insieme, avendo gioco facile grazie alla vergogna scatenata nella giovane.
Dopo aver rivelato tutto alla madre, l’adolescente avrebbe voluto parlarne con la professoressa, per chiederle di tenere il marito lontano da lei. Ma ai genitori questa non è sembrata la strada migliore da seguire, hanno quindi consultato l’avvocato Massimo Pistelli e, su suo suggerimento, si sono rivolti alla stazione dei carabinieri, per presentare una denuncia circostanziata sull’accaduto.
La segnalazione è stata poi tempestivamente inviata alla Procura di Macerata, e ora verrà avviata un’indagine sull’ipotesi di violenza sessuale ai danni di una minorenne. Il marito dell’insegnate non ha alcun tipo di precedente penale.
Ma a quanto sembra qualche voce stava iniziando a circolare in città. Voci comunque che potrebbero rivelarsi del tutto infondate, esattamente come la denuncia. Su questo potranno fare luce solo le indagini della magistratura, anche se in questo genere di reati di solito non ci sono testimoni che possano confermare o smentire le accuse.
Il Giorno Paola Pagnanelli 10 giugno 2008
Macerata, 10 giugno 2008 - Le ore di lezione trasformate in un inferno, fatto di abusi sessuali, ricatti e segreti. E’ quanto avrebbe subito una studentessa di un centro sulla costa, in casa dell’insegnante che doveva darle ripetizioni private. Del caso ora si sta occupando la procura di Macerata, dopo che la mamma della ragazzina ha presentato una denuncia ai carabinieri.
La vicenda sarebbe iniziata durante il passato anno scolastico. I genitori della ragazzina, iscritta al biennio delle superiori, decisero di farle prendere alcune lezioni private da una insegnate in pensione, molto conosciuta e stimata in città. Così sono iniziate le ripetizioni, nel pomeriggio, nell’appartamento della professoressa.
Ben presto però, gli appuntamenti sarebbero divenuti odiosi alla ragazzina, tanto da spingerla a chiedere ai genitori di interrompere le ripetizioni. All’inizio la giovane non voleva dire cosa le avesse reso intollerabili quegli appuntamenti di studio. Ma poi, sollecitata dalla madre, alla fine la studentessa ha preso il coraggio a quattro mani e le ha raccontato cosa stava subendo: nell’appartamento, l’adolescente avrebbe avuto a che fare con il marito dell’insegnante, che l’avrebbe costretta a subire le sue attenzioni non richieste.
L'anziano le avrebbe imposto di toccarlo, e gli abusi si sarebbero ripetuti più volte. L’uomo avrebbe trovato ogni volta il modo di restare solo con lei, e sarebbe riuscito a convincerla a non raccontare a nessuno quello che facevano insieme, avendo gioco facile grazie alla vergogna scatenata nella giovane.
Dopo aver rivelato tutto alla madre, l’adolescente avrebbe voluto parlarne con la professoressa, per chiederle di tenere il marito lontano da lei. Ma ai genitori questa non è sembrata la strada migliore da seguire, hanno quindi consultato l’avvocato Massimo Pistelli e, su suo suggerimento, si sono rivolti alla stazione dei carabinieri, per presentare una denuncia circostanziata sull’accaduto.
La segnalazione è stata poi tempestivamente inviata alla Procura di Macerata, e ora verrà avviata un’indagine sull’ipotesi di violenza sessuale ai danni di una minorenne. Il marito dell’insegnate non ha alcun tipo di precedente penale.
Ma a quanto sembra qualche voce stava iniziando a circolare in città. Voci comunque che potrebbero rivelarsi del tutto infondate, esattamente come la denuncia. Su questo potranno fare luce solo le indagini della magistratura, anche se in questo genere di reati di solito non ci sono testimoni che possano confermare o smentire le accuse.
Il Giorno Paola Pagnanelli 10 giugno 2008
Abusi:Disabile costretta a rapporti contro natura

STORIE DI ABUSI E SOPRUSI - In tribunale i terribili retroscena della vicenda che risale a 5 anni fa
Daniela Scano
Il processo a una coppia di Valledoria che ospitava in affidamento la ragazza SASSARI. Stavano a guardare e ridevano. Nella fragile memoria di una ragazza disabile risuonano ancora le risate sconce che accompagnavano un dolore fisico insopportabile. «È stato Book» fu, nel 2003, la sua risposta a chi le chiedeva chi le avesse provocato devastanti lacerazioni intestinali. Book era il cane della coppia alla quale la giovane, anima infantile imprigionata per sempre in un corpo di adulta, era stata affidata insieme al fratello e alla madre. Malati come lei e bisognosi, quanto lei, di assistenza. Un processo sta svelando i retroscena di una storia di abbandono e di soprusi.
Deceduta la madre nelle more della vicenda giudiziaria, cominciata cinque anni fa con la segnalazione alla Procura della Repubblica degli esperti del Cim di Castelsardo, la giovane disabile è una delle due presunte vittime di una coppia di Valledoria che avrebbe commesso abusi sessuali e maltrattamenti insieme con il figlio quindicenne della donna.
Il ragazzo è uscito dalla scena processuale con una sentenza di non imputabilità per vizio totale di mente emessa, qualche tempo fa, dal tribunale per i minorenni. Sarebbe stato lui, secondo le accuse con la complicità della madre trentanovenne e del patrigno settantatreenne, ad aizzare il cane di casa contro la parente malata. Teatro degli abusi, l’abitazione dove la famiglia di disabili viveva sotto osservazione degli assistenti sociali e degli esperti del Cim. Eppure passarono mesi prima che la giovane rivelasse ciò che accadeva tra le mura domestiche: botte, punizioni spietate, docce bollenti al fratello, frustato con il guinzaglio del cane se provava a ribellarsi. «La ragazza parlava dei suoi padroni - ha raccontato una testimone - perché lei e sua madre trascorrevano il tempo occupandosi delle faccende domestiche».
Ieri mattina il collegio giudicante presieduto dal giudice Plinia Azzena (a latere Guido Vecchione e Giuseppe Grotteria) ha ascoltato le deposizioni della psichiatra che ebbe in cura la ragazza dopo la denuncia e la responsabile della comunità protetta dove la giovane disabile vive da quando è stata sottratta alla coppia affidataria. Fu in un ambiente finalmente rasserenante che la giovane trovò il coraggio di descrivere le sevizie subite per mesi insieme con il fratello. Torture fisiche e psicologiche e l’allucinante storia del cane usato come strumento di tortura sessuale. Racconto, ha spiegato ieri la testimone, indirettamente confermato dalle lesioni certificate dai medici che visitarono la ragazza.
La responsabile amministrativa della casa di accoglienza ha detto che, prima di confidarsi, nel dicembre del 2003 la ragazza dovette vincere le resistenze omertose di sua madre. Non si sa se a causa di questa influenza negativa sulla figlia, la donna venne affidata a un altro istituto dove si è spenta qualche tempo fa senza avere mai più rivisto i suoi ragazzi, che vivono separati. I loro interessi vengono curati da un amministratore di sostegno, l’avvocato Vittoria Sechi, che sta seguendo il processo con l’avvocato di parte civile Pietro Piras. La coppia di imputati, enrambi contumaci, è difesa dall’avvocato Ettore Licheri.
Ieri il legale ha controinterrogato le testimoni citate dal pubblico ministero Michele Incani. La psichiatra che curò la ragazza disabile ha detto di avere pensato immediatamente, al momento del ricovero, che la paziente avesse subito abusi sessuali. «Era molto agitata e manifestava disagio nel parlare delle sue esperienze familiari - ha raccontato la dottoressa -. Ricordo che si rivolgeva alle infermiere facendo loro apprezzamenti che, evidentemente, aveva sentito da altri». La psichiatra conosceva, perché era stata ricoverata nel suo reparto, anche la donna che aveva «accolto» la ragazza con la madre e il fratello. Questa situazione della donna non impedì che le venisse affidata dai servizi sociali del paese di residenza una famiglia di disabili mentali.
Daniela Scano
Il processo a una coppia di Valledoria che ospitava in affidamento la ragazza SASSARI. Stavano a guardare e ridevano. Nella fragile memoria di una ragazza disabile risuonano ancora le risate sconce che accompagnavano un dolore fisico insopportabile. «È stato Book» fu, nel 2003, la sua risposta a chi le chiedeva chi le avesse provocato devastanti lacerazioni intestinali. Book era il cane della coppia alla quale la giovane, anima infantile imprigionata per sempre in un corpo di adulta, era stata affidata insieme al fratello e alla madre. Malati come lei e bisognosi, quanto lei, di assistenza. Un processo sta svelando i retroscena di una storia di abbandono e di soprusi.
Deceduta la madre nelle more della vicenda giudiziaria, cominciata cinque anni fa con la segnalazione alla Procura della Repubblica degli esperti del Cim di Castelsardo, la giovane disabile è una delle due presunte vittime di una coppia di Valledoria che avrebbe commesso abusi sessuali e maltrattamenti insieme con il figlio quindicenne della donna.
Il ragazzo è uscito dalla scena processuale con una sentenza di non imputabilità per vizio totale di mente emessa, qualche tempo fa, dal tribunale per i minorenni. Sarebbe stato lui, secondo le accuse con la complicità della madre trentanovenne e del patrigno settantatreenne, ad aizzare il cane di casa contro la parente malata. Teatro degli abusi, l’abitazione dove la famiglia di disabili viveva sotto osservazione degli assistenti sociali e degli esperti del Cim. Eppure passarono mesi prima che la giovane rivelasse ciò che accadeva tra le mura domestiche: botte, punizioni spietate, docce bollenti al fratello, frustato con il guinzaglio del cane se provava a ribellarsi. «La ragazza parlava dei suoi padroni - ha raccontato una testimone - perché lei e sua madre trascorrevano il tempo occupandosi delle faccende domestiche».
Ieri mattina il collegio giudicante presieduto dal giudice Plinia Azzena (a latere Guido Vecchione e Giuseppe Grotteria) ha ascoltato le deposizioni della psichiatra che ebbe in cura la ragazza dopo la denuncia e la responsabile della comunità protetta dove la giovane disabile vive da quando è stata sottratta alla coppia affidataria. Fu in un ambiente finalmente rasserenante che la giovane trovò il coraggio di descrivere le sevizie subite per mesi insieme con il fratello. Torture fisiche e psicologiche e l’allucinante storia del cane usato come strumento di tortura sessuale. Racconto, ha spiegato ieri la testimone, indirettamente confermato dalle lesioni certificate dai medici che visitarono la ragazza.
La responsabile amministrativa della casa di accoglienza ha detto che, prima di confidarsi, nel dicembre del 2003 la ragazza dovette vincere le resistenze omertose di sua madre. Non si sa se a causa di questa influenza negativa sulla figlia, la donna venne affidata a un altro istituto dove si è spenta qualche tempo fa senza avere mai più rivisto i suoi ragazzi, che vivono separati. I loro interessi vengono curati da un amministratore di sostegno, l’avvocato Vittoria Sechi, che sta seguendo il processo con l’avvocato di parte civile Pietro Piras. La coppia di imputati, enrambi contumaci, è difesa dall’avvocato Ettore Licheri.
Ieri il legale ha controinterrogato le testimoni citate dal pubblico ministero Michele Incani. La psichiatra che curò la ragazza disabile ha detto di avere pensato immediatamente, al momento del ricovero, che la paziente avesse subito abusi sessuali. «Era molto agitata e manifestava disagio nel parlare delle sue esperienze familiari - ha raccontato la dottoressa -. Ricordo che si rivolgeva alle infermiere facendo loro apprezzamenti che, evidentemente, aveva sentito da altri». La psichiatra conosceva, perché era stata ricoverata nel suo reparto, anche la donna che aveva «accolto» la ragazza con la madre e il fratello. Questa situazione della donna non impedì che le venisse affidata dai servizi sociali del paese di residenza una famiglia di disabili mentali.
(La Nuova Sardegna 11 giugno 2008)
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